mercoledì 30 marzo 2011

Cellole(Ce)- Intervento finale di Agnese Ginocchio al convegno "Infortuni Lavoro e conseguenze sociali"

Da sx: Avv Giovanni Cantelli, Agnese Ginocchio e Francesca Nardi giornalista. Autore foto: Andrea Pioltini
Agnese Ginocchio al Convegno "Infortuni su lavoro e conseguenze sociali". 26 Marzo 2011 Cellole(Caserta). Il convegno é stato organizzato dal "Comitato vittime infortunio su lavoro" rappresentato dal sign. "Gennaro PAPA", vittima di infortunio sul lavoro. Nella foto a sx l'avv. penalista Giovanni Cantelli (difensore della causa di Gennaro Papa) e la giornalista Francesca Nardi di TeleLuna che ha coordinato i lavori.

Intervento di Agnese Ginocchio:

Agnese Ginocchio dopo avere ricordato la storia di Gennaro, e di tutti i "Gennaro" della nostra provincia e della nostra nazione, ha invitato a riflettere sull'andazio di questo tempo e sull'impegno di ciascuno. "L'Italia é una Repubblica democratica fondata sul lavoro.- ha ricordato la testimonial della Pace-  Ma se il lavoro oggi viene a mancare a causa della crisi, quale Italia potremo mai celebrare a 150 anni dalla sua storia? Occorre urgentemente uscire da questo tunnel di morte che sta conducendo la nostra nazione in un affondo senza futuro... Quale sviluppo e quale economia dunque se mancano le basi e se non si riesce neanche a mettere più in pratica l' articolo della Costituzione che tratta della difesa del lavoro? C'é seriamente da domandarsi finora cosa ha fatto la politica in Italia per tutelare il posto di lavoro, cosa hanno fatto i sindacati, cosa hanno fatto anche i cittadini...Si potrà abbattere il muro dell'omertà, dell'indifferenza e del cinismo che attanaglia il mondo del lavoro e le problematiche relative agli infortuni, solo quando cominceremo ad informarci seriamente su questi argomenti, a dare il nostro contributo nell' intessere quindi Reti sociali e solidali, affinché queste persone si sentano meno sole dal loro stato che lo affligge e riescano a uscire da quel buco nero della disperazione e della sfiducia che assale la vittima degli infortuni del lavoro. Ad oggi Gennaro, a 5 anni di distanza dal nostro primo incontro in questa stessa sala, quando cioé quì ci conoscemmo in occasione del Convegno dell'AIDO CELLOLE, pur avendo vinto la causa civile grazie all'intervento dell' Avv. Cantelli, non é ancora riuscito a recuperare il suo posto di lavoro. La sensibilizzazione e la vicinanza a questi problemi e a queste persone nostro prossimo, ci aiuteranno a lavorare insieme per trovare strategie e soluzioni alternative alle infinite problematiche del lavoro, ed evitare così che "Gennaro" e tutti i "Gennaro" di questa nostra Terra, possano ancora subire gravi conseguenze per un mancato stato di diritto e di non rispetto dei diritti del lavoratore. Bisogna cercare di mettere in pratica quella norma che dice:  Fai agli altri ciò che vuoi venga fatto a te...". Al termine dell' intervento orale, Agnese Ginocchio ha fatto ascoltare il Brano d0impegno per la Pace e i diritti del lavoro dal titolo: " L'Italia che vorrei..." dedicato al 150° dell'Unità d'Italia e in difesa della Costituzione, che nella prima strofa tratta proprio dell'argomento lavoro... " Questo brano -ha voluto ricordare ancora la Testimonial e cantautrice per la Pace - oggi lo dedico a Te Gennaro, con l' Auguro che Tu possa destarti presto e ritornare a splendere e a riprendere vigore....come L'Italia....".

Note: Agnese Ginocchio qualche anno fa compose anche un brano dedicato alle Morti bianche, dal titolo: "No morti bianche..:" che fece ascoltare a Roma nell'anno 2008 in occasione del convegno nazionale sulle vittime del lavoro, promosso dall' Ass. nazionale Progetto Orfeo, che in questa occasione le rilasciò un "Premio nazionale" dedicato alle Morti bianche. Vedi e leggi quì art.

Autore delle foto: Andrea Pioltini, fotoreporter

Seguono altre foto della giornata(autore Andrea Pioltini):


Da sx: Avvocato Giovanni Cantelli, Agnese Ginocchio, Gennaro Papa, Francesca Nardi giornalista, assessore Gimmy Cangiano, Sindaco Cellole Antonio Lepore. Autore foto: Andrea Pioltini
Da sx. Antonio Di Meo, presidente AIDO Cellole, Agnese Ginocchio,Babiana Localzo giovane volontaria dell?AIDO Cellole ed il giornalista Elio Romano. Autore foto: Andrea Pioltini
Il presidente dell'AIDO Cellole(Ce) Antonio Di Meo dona il cappellino dell' AIDO ad Agnese Ginocchio
Note: Per leggere l'articolo con tutti i nomi autorevoli dei presenti intervenuti collegarsi a questo link(Cliccare quì sopra)

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Guerra Libia: scienziato nucleare italiano spiega effetti uso uranio impoverito sulla nazione

Cruise: uno studio scentificio di impatto ambientale e sulla salute. A cura di Massimo Zucchetti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Torino


Introduzione

Le questioni che riguardano l’Uranio impoverito e la sua tossicità hanno talvolta, negli anni recenti, esulato dal campo della scienza. Lo scrivente1 si occupa di radioprotezione da circa un ventennio e di uranio impoverito dal 1999. Dopo un’esperienza di pubblicazione di lavori scientifici su riviste, atti di convegni internazionali e conferenze in Italia, sull’Uranio impoverito, questo articolo cerca di fare una stima del possibile impatto ambientale e sulla salute dell’uso di uranio impoverito nella guerra di Libia (2011). Notizie riguardanti il suo utilizzo sono apparse nei mezzi di informazione fin dall’inizio del conflitto.2

Per le sue peculiari caratteristiche fisiche, in particolare la densità che lo rende estremamente penetrante, ma anche il basso costo (il DU costa alla produzione circa 2$ al kg) e la scomodità di trattarlo come rifiuto radioattivo, il DU ha trovato eccellenti modalità di utilizzo in campo militare.

Se adeguatamente trattata, la lega U-Ti costituisce un materiale molto efficace per la costruzione di penetratori ad energia cinetica, dense barre metalliche che possono perforare una corazza quando sono sparate contro di essa ad alta velocità.

Il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell’Uranio che esplode in frammenti incandescenti (combustione violenta a quasi 5000 °C) quando colpisce l’aria dall’altra parte della corazzatura perforata, aumentandone l’effetto distruttivo. Tale proprietà è detta “piroforicità”, per fare un esempio, la caratteristica dello zolfo dei fiammiferi. Quindi, oltre alla elevata densità, anche la piroforicità rende il DU un materiale di grande interesse per queste applicazioni, in particolare come arma incendiaria (API: Armour Piercing Incendiary cioè penetratore di armature incendiario).

Infine, in fase di impatto sull’obiettivo, la relativa durezza del DU (in lega con il Titanio) fornisce al proiettile capacità autoaffilanti: in altre parole, il proiettile non si “appiattisce” contro la corazza che deve sfondare, formando una “testa piatta” – come fa ad esempio un proiettile di Pb – ma mantiene la sua forma affusolata fino alla completa frammentazione, senza quindi perdere le proprietà penetranti.

In battaglia il DU è sicuramente stato impiegato nella Guerra del Golfo del 1991, durante i bombardamenti NATO/ONU sulla Repubblica Serba di Bosnia nel settembre 1995, sulla Jugoslavia nella primavera 1999; in questo secolo, durante l’attacco all’Afghanistan e successivamente ancora in Iraq nel 2003.

L’uso di dispositivi al DU nelle guerre in Somalia ed in Bosnia centrale e centro-orientale (soprattutto ampie aree intorno a Sarajevo) negli anni ‘90, in Palestina ed in poligoni di tiro di competenza delle forze militari NATO, è ancora incompletamente documentato3.

Tra gli armamenti che usano DU, citiamo anche il missile Cruise Tomahawk il cui utilizzo durante la guerra nei Balcani della primavera 1999, pur non ammesso dalla NATO è stato confermato da ritrovamenti in loco e da fonti della Unione Europea4.

D’altra parte, nel decalogo degli ufficiali, consegnato a tutti gli uomini in divisa spediti in Kosovo, vi erano delle raccomandazioni da seguire alla lettera, circa la presenza di Uranio impoverito sul territorio e in particolare nei missili Cruies e Tomahawk. L’introduzione recita così:

«I veicoli ed i materiali dell’esercito serbo in Kosovo possono costituire una minaccia alla salute dei militari e dei civili che ne dovessero venire a contatto. I veicoli e gli equipaggiamenti trovati distrutti, danneggiati o abbandonati devono essere ispezionati e maneggiati solamente da personale qualificato. I pericoli possono derivare dall’Uranio impoverito in conseguenza dei danni dovuti alla campagna di bombardamento NATO relativamente a mezzi colpiti direttamente o indirettamente. Inoltre, i collimatori contengono tritio e le strumentazioni e gli indicatori possono essere trattati con vernice radioattiva, pericolosa per chi dovesse accedere ai mezzi per ispezionarli». Seguono consigli su come evitare l’esposizione all’Uranio impoverito. Testuale: «Evitate ogni mezzo o materiale che sospettate essere stato colpito da munizioni contenenti Uranio impoverito o missili da crociera Tomahawk. Non raccogliere o collezionare munizioni con DU trovate sul terreno. Informate immediatamente il vostro comando circa l’area che ritenete contaminata. Ovunque siate delimitate l’area contaminata con qualsiasi materiale trovato in loco. Se vi trovate in un’area contaminata indossate come minimo la maschera ed i guanti di protezione. Provvedete a un’ottima igiene personale. Lavate frequentemente il corpo e i vestiti».

Le valutazioni sulla quantità di DU utilizzato nei missili Cruise divergono.

In particolare, essi variano, nelle diverse fonti, fra valori intorno ai 3 kg, per andare invece fino a 400 kili circa. In nota si ha una compilazione delle diverse fonti reperibili su questo aspetto, assai importante ai fini della stima dell’impatto ambientale.5

Le prevedibili smentite sulla presenza di Uranio in questi missili si scontrano con la pubblicistica sopra riportata, ed anche su fonti di origine militare6

Questa grossa variabilità nei dati può essere facilmente spiegata. Alcuni Cruise sono con testata appesantita all’uranio impoverito, altri no. Anche quegli altri, tuttavia, hanno uranio impoverito non nella testata del missile, ma nelle ali, come stabilizzatore durante il volo.

Allora possiamo definire due casi

- WORST CASE: Cruise all’Uranio nella testata. Assumiamo 400 kili di DU.

- BEST CASE: Cruise NON all’Uranio nella testata. Assumiamo 3 kili di DU nelle ali.

Calcolo di impatto ambientale e sulla salute

Nell’ampia letteratura dedicata dall’autore al problema Uranio Impoverito 7 era già stato affrontato un calcolo di contaminazione radioattiva da Uranio dovuto ai missili Cruise, in particolare quelli lanciati sulla Bosnia nel 1995. Lo studio è reperibile anche su internet, oltre che sulla rivista scientifica Tribuna Biologica e Medica.8, 9.

Riprendendo i modelli utilizzati nell’articolo citato, si può dedurre quale è la situazione di teatro, sui luoghi di inalazione, con un calcolo inteso solo ad accertare se, in almeno un caso realistico, l’ordine di grandezza delle dosi in gioco non permetta di trascurare il problema.

Consideriamo l’impatto di un missile Cruise Tomahawk che porti 3 kg (best case), oppure 400 kg (worst case) di DU.

L’impatto produce una nuvola di detriti di varie dimensioni, dopo combustione violenta a circa 5000°C. Il pulviscolo è, come detto, composto da particelle di dimensioni nel range [0.5 - 5] micron. Tra 500 e 1000 metri dall’impatto si possono respirare nubi con densità sufficiente a causare dosi rilevanti, composte da particelle che hanno una massa da circa 0.6 a circa 5 nanogrammi (6-50×10-10 g). E’ stata effettuata una stima mediante il codice di calcolo di dose GENII10, trascurando gli effetti dovuti all’incendio e considerando soltanto l’esposizione per una inalazione di un’ora dovuta al semplice rilascio del materiale, non considerando alcuni fattori che potrebbero far ulteriormente crescere l’esposizione. In un’ora si può inalare pulviscolo radioattivo proveniente dalla nube in quantità già notevoli.

Occorre tener conto che i moti fluidodinamici del corpo atmosferico (direzione e velocità del vento, gradiente verticale di temperatura, etc.) possono causare, in angoli solidi relativamente piccoli, concentrazioni dell’inquinante anche parecchi ordini di grandezza superiori a quelli che si avrebbero con un calcolo di dispersione uniforme, che non ha senso in questo scenario. Gruppo critico, in questo caso, sono proprio quelle persone “investite” dalla nube di pulviscolo.

Un missile che colpisce il bersaglio può prendere fuoco e disperdere polveri ossidate nell’ambiente, secondo la stima delle probabilità che verrà in questo lavoro.

Circa il 70% del DU, contenuto nei missili che si suppone vadano sempre a segno, essendo “intelligenti”, brucia. Di questo, circa la metà sono ossidi solubili.

La granulometria delle particelle costituenti la polvere di ossido di DU appartiene totalmente alle poveri respirabili, e vengono anche create polveri ultrafini. In particolare, il diametro delle particelle è in questo caso più fine rispetto alle polveri di uranio di origine industriale, comuni nell’ambito dell’industria nucleare. Si parla delle grande maggioranza delle polveri contenuta nel range [1-10] micron, con una parte rilevante con diametro inferiore al micron.

Per quanto riguarda il destino delle polveri di DU nel corpo umano, la via di assunzione principale è – come noto – l’inalazione. Come detto, parte delle polveri sono solubili e parte insolubili nei fluidi corporei.

Date le caratteristiche degli ossidi di DU di origine militare, occorre rilevare come esse abbiano comportamento differente rispetto alle polveri industriali di uranio. Si può comunque ancora supporre, secondo ICRP11 che circa il 60% dell’inalato venga depositato nel sistema respiratorio, il resto viene riesalato.

Si può assumere che circa il 25% delle particole di diametro intorno a 1 micron vengano ritenute per lungo periodo nei polmoni, mentre il resto si deposita nei tratti aerei superiori, passa nel sistema digerente e da qui viene eliminato per la maggior parte attraverso le vie urinarie, mentre piccole parti passano ad accumularsi nelle ossa .

Del 25% di micro-particelle ritenute nei polmoni, circa la metà si comporta come un materiale di classe M secondo ICRP, ovvero è lentamente solubile nei fluidi corporei, mentre il resto è insolubile.

Questo tipo di comportamento e di esposizione non è stato studiato in nessuna situazione precedente di esposizione ad alfa emettitori nei polmoni, riscontrate in ambito civile. La modalità di esposizione è quindi molto differente da quelle sulla base delle quali si sono ricavate le equivalenze dose-danno in radioprotezione.

Non è pertanto del tutto corretto – sebbene costituisca un punto di riferimento – estrapolare valutazioni di rischio per esposizione a questo tipo di micro-polveri radioattive dai dati ricavati per i minatori di uranio, e neppure ovviamente dagli alto-irraggiati di Hiroshima e Nagasaki. Gli standard di radioprotezione dell’ICRP si basano su queste esperienze, e pertanto possono portare a sottostime del rischio in questo caso.

Passando poi ad altro tipo di tossicità rispetto a quella radiologica, è poi plausibile che:

- vista la componente fine ed ultrafine delle polveri di DU d’origine militare,

- vista la tossicità chimica dell’uranio,

la contaminazione ambientale da ossidi di DU di origine militare abbia tossicità sia chimica che radiologica: deve essere valutato l’effetto sinergico di queste due componenti.

In altre parole, la radioattività e la tossicità chimica dell’uranio impoverito potrebbero agire insieme creando un effetto “cocktail” che aumenta ulteriormente il rischio.

Si mette poi in risalto il fatto che il clima arido della Libia favorisce la dispersione nell’aria delle particelle di uranio impoverito, che possono venire respirate dai civili per anni. Il meccanismo principale di esposizione a medio-lungo termine riguarda la risospensione di polveri e la conseguente inalazione.

La metodologia e le assunzioni relative a questo modello sono già state pubblicate in altri lavori dell’autore12 ai quali si rimanda. Vengono messe in evidenza qui soltanto le rifiniture e variazioni rispetto al modello applicato e già pubblicato, ed in particolare:

- Il calcolo di impegno di dose è a 70 anni e non più a 50 anni, secondo quanto raccomandato da ICRP.

Si sono utilizzati dati per ora approssimati sulla distribuzione della popolazione intorno ai punti di impatto, che tengono anche conto dell’utilizzo principale dei proiettili al DU in aree popolate.

I risultati del modello possono essere così riassunti:

- CEDE (Dose collettiva): 370 mSvp in 70 y, per 1 kg di DU ossidato e disperso nell’ambiente.

- CEDE annuale massima nel primo anno (76 mSvp), cui segue il secondo anno (47 mSvp) e il terzo (33 mSvp).

La via di esposizione è tutta da inalazione di polveri. L’organo bersaglio sono i polmoni (97.5% del contributo alla CEDE).

Fra i nuclidi responsabili, 83% della CEDE è da U238, ed il 14% da U234

Per quanto riguarda la quantità totale di DU ossidato disperso nell’ambiente, si parte per questa valutazione dai dati riportati dalla stampa internazionale: nel primo giorno di guerra, circa 112 missili Cruise hanno impattato sul suolo libico13. Quanti missili verranno sparati prima della fine della guerra? Non è dato saperlo, faremo un’assunzione di circa 1000 missili sparati, e in ogni caso i valori che verranno stimati saranno variabili con una semplice proporzione.

Se tutti i missili fossero “privi” di DU, si avrebbe comunque una quantità di:

1000 * 3 = 3000 kili = 3 Tonnellate di DU (best case)

Se tutti i missili fossero con testate al DU avremmo una quantità fino a 400.000 kili = 400 tonnellate di DU.

Si confronti questo dato con le 10-15 Tonnellate di DU sparate nel Kossovo nel 1999 per valutarne la gravità.

Si supponga che circa il 70% dell’uranio bruci e venga disperso nell’ambiente, arrivando così ad una stima della quantità di ossidi di DU dispersa pari a circa 2,1 tonnellate (best case) e 280 tonnellate (worst case).

Questo permette di stimare pertanto una CEDE (dose collettiva) per tutta la popolazione pari a:

- Best case: 370 mSvp/kg * 2100 kg = 780 Svp circa.

- Worst case: 370 mSvp/kg * 280.000 kg = 104000 Svp circa

Ribadiamo come non sia del tutto corretto – sebbene costituisca un punto di riferimento – estrapolare valutazioni di rischio per esposizione a questo tipo di micro-polveri radioattive dagli standard di radioprotezione dell’ICRP, che sono quelli adottati dal codice GEN II.

Se tuttavia applichiamo anche qui il coefficiente del 6% Sv-1 per il rischio di insorgenza di tumori, otteniamo circa

- Best case: circa 50 casi di tumore in più, previsti in 70 anni.

- Worst case: circa 6200 casi di tumore in più, previsti in 70 anni.

Conclusioni

I rischi da esposizione ad uranio impoverito della popolazione della Libia in seguito all’uso di questo materiale nella guerra del 2011 sono stati valutati con un approccio il più possibile ampio, cercando di tenere in conto alcuni recenti risultati di studi nel settore.

Questo tipo di esposizione non è stato studiato in nessuna situazione precedente di esposizione ad alfa emettitori nei polmoni, riscontrate in ambito civile.

Tuttavia, la valutazione fatta delle dosi e del rischio conseguente alle due situazioni (Cruise “senza uranio” o “con uranio”) permette di trarre alcuni conclusioni.

Nel primo caso (best case), il numero di tumori attesi è molto esiguo d assolutamente non rilevante dal punto di vista statistico. Questa difficoltà statistica – come è appena ovvio rimarcare – nulla ha a che vedere con una assoluzione di questa pratica, una sua accettazione, o meno che mai con una asserzione di scarsa rilevanza o addirittura di innocuità

Nel secondo caso (worst case), invece, siamo di fronte ad un numero di insorgente tumorali pari ad alcune migliaia. Queste potrebbero tranquillamente essere rilevabili a livello epidemiologico e destano, indubbiamente, forte preoccupazione.

Occorre, percio, che gli eserciti che bombardano la Libia chiariscano con prove certe, e non asserzioni di comodo, la presenza o meno, e in che quantità, di uranio nei loro missili.

In passato, ci sono state smentite “ufficiali” della presenza di uranio nei missili Cruise14, ma proveniendo esse da ambienti militari, l’autore si permette di considerarle, come minimo, con una certa cautela.

Sulla base dei dati a nostra disposizione, le stime sull’andamento dei casi di tumore nei prossimi anni in Libia a causa di questa pratica totalmente ingiustificata sono assolutamente preoccupanti. La discussione sull’incidenza relativa di ognuno degli agenti teratogeni utilizzati in una guerra (Chimici, radioattivi, etc.) ci pare – ad un certo livello – poco significativa ed anche, sia consentita come riflessione conclusiva, poco rispettosa di un dato di fatto: i morti in Libia a cuasa di questo attacco superano e supereranno di gran lunga qualunque cifra che possa venire definita “un giusto prezzo da pagare”.
E’ importante infine raccogliere dati e ricerche – e ve ne sono moltissimi – nel campo degli effetti delle “nuove guerre” su uomo e ambiente; bisogna mostrare come le armi moderne, per nulla chirurgiche, producano dei danni inaccettabili; occorre studiare cosa hanno causato, a uomini e ambiente che le hanno subite, le guerre “umanitarie” a partire dal 1991.

Fonte: http://www.9online.it/

-http://www.ipharra.org/article-libia-scienziato-nucleare-italiano-spiega-effetti-uso-uranio-impoverito-sulla-nazione-70445618.html

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martedì 29 marzo 2011

Alife(Ce)- “ADERIRE alla Raccolta generi alimentari é una grande azione di Pace”. Ringraziamenti alla prof.ssa Raviele

Aderire alla Raccolta generi alimentari é una grande AZIONE di PACE! Con questo slogan il "Movimento per la Pace", "INVITA" la società civile ad aderire a questa importante causa di solidarietà sociale. Ma non solo, acquistando i generi alimentari presso i negozi della propria città in favore di questa causa, si sosterrà anche l’economia ed il commercio locale. Tutto ciò si trasforma quindi in una doppia azione di solidarietà, di cooperazione allo sviluppo e di Pace.


Alife(Caserta)- Si informa che continua il progetto aderisci alla “Raccolta generi alimentari” in favore delle famiglie più bigognose del nostro territorio. Pertanto, per chi non l’avesse ancora fatto, si invita ad aderire. Un piccolo gesto non costa proprio nulla, e anzichè buttare i soldi per cose futili vi invitiamo a comprate almeno un pezzo di pane, o un pacco di pasta(o altro..) a favore di questa grande causa sociale. Potrete acquistare i generi alimentari presso i negozi di vostra fiducia, come già si sta facendo, e depositarli presso lo scaffale del negozio rilasciando quindi il vostro nominativo al proprietario, che a sua volta provvederà a farci pervenire quanto raccolto (oppure passeremo noi a prelevarlo). “Acquistando i generi alimentari presso i negozi della nostra città in favore di questa causa, si aiuterà a sostenere anche l’economia ed il commercio locale. Tutto ciò si trasformerà quindi in una doppia azione di solidarietà dal basso, di contrasto alla crisi economica e di cooperazione allo sviluppo“. Vi informiamo che grazie alla spesa raccolta finora abbiamo regalato un sorriso e una speranza ad alcune famiglie residenti che versano in condizioni di estrema miseria e di precarietà. Non ha prezzo leggere sui volti di questi nostri fratelli i “segnali di speranza”, che parlano più eloquentemente di qualsiasi discorso impostato. Essi rappresentano una grande ‘lezione- forma-azione di vita’. La povertà si abbatte con la sensibilizzazione, con l’attenzione e l’azione continua nel contrastare ogni forma di disattenzione e di disagio e nel farsi carico delle gioie e dei dolori dell’umanità- nostro prossimo, accanto a noi. Si coglie dunque l’occasione per RINGRAZIARE la prof.ssa ANNA MARIA RAVIELE di Piedimonte Matese(Ce), che ci ha fatto pervenire 3 buste di spesa. Rivolgiamo quindi un sentito e doveroso ringraziamento, nel nome della Pace, a chi ha già aderito e chi deciderà di aderire a quest’ appello di Solidarietà e se ne farà a sua volta portavoce. Il mondo migliora sono se noi cominceremo ad essere più attenti e sensibili ai bisogni intorno a noi, quando cioé si prenderà reale coscienza dello stato attuale delle cose. Ma per farlo, occorre uscire dalle proprie pareti domestiche (sicurezze, certezze) e quindi dai propri ‘paraocchi’ che impediscono di vedere cosa c’é al di là del “muro”. Solo così si riuscirà a scorgere un vasto orizzonte ed udire quel “grido” di aiuto e di emergenza intorno a noi..Ricordiamoci che anche noi potremmo trovarci nelle stesse condizioni di chi in questo momento sta peggio. Per questo motivo che invitiamo a riflettere su quella norma- lezione di vita che dice: “Fai agli altri ciò che vuoi venga fatto a te..”.Non aspettiamo dunque al domani, ma cominciamo sin da ora a fare la nostra buona parte in questo mondo. Cogliamo l’attimo, perché il domani potrebbe essere già troppo tardi! “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” .”ADERIRE alla Raccolta generi alimentari é un grande azione di Pace!”.Si ricorda che i nomi di quanti hanno già aderito e contrinueranno ad aderire all’appello saranno inseriti nella pagina dell’ Albo della Pace dedicata al suddetto progetto di Solidarietà. Per consegnare di persona la spesa potrete recarvi presso l’ ufficio del nostro “Movimento per la Pace” sito in Alife(Ce) (ore pasti o serali).Per maggiori info: Agnese Ginocchio http://movimentopaceambasciatori.blogspot.com/
; info@agneseginocchio.it )

Fonte: “Alto Casertano"

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Alex Zanotelli contro il Nucleare: al referendum un "SI" per il "SOLE"

Di Alex ZANOTELLI:  "UN SI’ PER IL SOLE".

La tragedia nucleare di Fukushima in Giappone sta obbligando anche i più convinti nuclearisti del calibro di Rubbia a riflettere. Un ripensamento che ,purtroppo, nasce da una tragedia! Se non ci fosse stato il disastro nucleare giapponese, il nostro paese non avrebbe forse accettato il rilancio del nucleare proposto dal governo Berlusconi? Ma quand’è che noi italiani ci accorgeremo che sono i potentati economico- finanziari a decidere e non i politici? Il No al nucleare civile nasce da precise ragioni maturate in questo trentennio. La prima ragione è proprio quella derivante da ‘incidenti’ agli impianti nucleari( avarie, terremoti, tsunami,o per attacchi terroristici). Dal primo incidente nucleare avvenuto proprio negli USA a Three Mile Island (Pensylvania) nel 1979, alla tragedia di Chernobyl(1986) fino al disastro nucleare di Fukushima(2011). Solo ora conosciamo quanto sia stato devastante Chernobyl per la salute di centinaia di migliaia di persone. Un

 rapporto dei Verdi a Bruxelles asserisce che sono morti per cancro dai trenta ai sessanta mila. Solo fra qualche anno, sapremo il disastro provocato dall’ incidente nucleare di Fukushima: quello che vi è avvenuto è talmente devastante da far riflettere l’intera umanità. Appare quindi chiaro che il problema fondamentale è la sicurezza dei reattori atomici. E’ chiaro che i nuovi modelli di “terza e di quarta generazione” sono più sicuri di quelli degli anni ’60 e ’70. Ma quanto sicuri sono anche questi? “ Nessun reattore al mondo è completamente sicuro- dice l’esperto americano Jim Rice- e l’errore umano è sempre possibile!” Come si può pensare di piazzare reattori atomici in terra italiana così sismica? E non solo: c’è il problema del costo che rende proibitivo il nucleare. Gli USA in questi 40 anni hanno costruito 103 impianti atomici spendendo somme astronomiche: si tratta di oltre 700 miliardi di dollari ! Quasi 100 miliardi di dollari sborsati dal governo federale. E tutto questo per produrre solo il 10% dell’energia necessaria agli USA. I costi per il nucleare italiano sono altrettanto incredibili: il governo Berlusconi ha deciso di costruirne 4 sul modello Epr francese, che costeranno circa 7 miliardi di euro ognuno-si tratta di ben 28 miliardi di euro. Ma oltre ai rischi e ai costi, c’è l’irrisolto problema delle scorie nucleari che rimangono radioattive fino a 200.000 anni. Negli USA le scorie sono accatastate attorno ai siti nucleari. Il tentativo di seppellirle a Yucca Montain , nel Nevada, è costato 16 miliardi di dollari, è fallito sia per ragioni politiche che geologiche. E’ questo il problema non risolto del nucleare civile. “In Italia il problema delle scorie nucleari ci costa 400 milioni di euro l’anno,” afferma il fisico A. Baracca. Altra importante ragione è lo stretto legame che c’è tra il nucleare civile e quello militare(ecco perché gli USA si oppongono al nucleare civile in Iran!). A tutto questo dobbiamo aggiungere altre tre grosse obiezioni all’energia nucleare: la scarsità di uranio, le enormi quantità di acqua necessaria al funzionamento del reattore e la produzione di anidride carbonica da queste centrali. Sappiamo che le risorse di uranio sono molto limitate. Alla velocità con cui lo estraiamo dalla terra ne avremmo per una trentina di anni (senza parlare poi di quanto sia pericolosa l’estrazione dell’uranio per la salute dei minatori!) Altrettanto importante è l’enorme quantità di acqua necessaria per produrre l’energia nucleare! Questo in un momento in cui, proprio per il surriscaldamento del pianeta, avremo sempre meno acqua a disposizione.” Lasciando da parte il processo di fissione che avviene nel nocciolo dei reattori che è a emissione zero-così afferma il fisico G. Ferrari -, tutte le altre fasi del ciclo nucleare, l’estrazione dei residui e lo smantellamento delle centrali producono CO2(anidride carbonica) e gas serra in abbondanza.” E quindi appare chiaro che l’energia nucleare non è una soluzione per i cambiamenti climatici, come continuano a sostenere i pro-nuclearisti, ma è invece : “una cinica scommessa da parte dell’industria nucleare globale- lo afferma Irene Kock del Nuclear Awareness Project – per salvare se stessa.” La conclusione di tutto questo la fa proprio il fisico A.Baracca:”La critica più radicale che prima di ogni altro, muovo ai programmi di rilancio del nucleare, è alimentare ancora l’illusione che sia possibile continuare a consumare così tanta energia e continuare a crescere. Il pianeta non sarà in grado di reggere ritmi di crescita e di consumo di questo genere, anche se riusciamo ad arrestare tutte le emissioni di CO2.” Dobbiamo rivedere il nostro stile di vita e ridurre i nostri consumi energetici. Cambiare modello di sviluppo non è più un optional, ma una necessità. Diventa quindi fondamentale il risparmio energetico. E poi dobbiamo puntare sulle fonti rinnovabili (sole, vento, mare) gestite non dalle multinazionali, ma dalle comunità locali, dai comuni, dalle province…E’ incredibile che il 3 marzo 2011 il governo Berlusconi abbia tagliato gli incentivi alle rinnovabili!E’ fondamentale il decentramento in questo campo. E’ questa la strada per recuperare la vera democrazia. Ci auguriamo che il referendum sul nucleare apra la possibilità di un dibattito serio anche su questo problema fondamentale dell’energia .Senza farci trarre in inganno dalla decisione del governo Berlusconi che chiede “ un’opportuna moratoria di almeno un anno così da pervenire a decisioni ponderate e serene e non condizionate dall’emotività del momento.”Opposta l’indicazione della cancelliere A.Merkel :”Prima ne usciamo dal nucleare e meglio sarà!” Anche in campo ecclesiale italiano non si è ancora riflettuto seriamente sugli aspetti etici e morali del problema. Prendiamo esempio dalla conferenza episcopale tedesca che per bocca del suo presidente Robert Zollitscsh, ha dichiarato:”L’energia atomica non è l’energia del futuro.” Tutti a votare il 12-13 giugno: 2 SI’ contro la privatizzazione dell’acqua e 1SI’ contro l’energia nucleare.
di p. Alex Zanotelli, missionario comboniano

Ps: il giorno 4 Aprile 2011 Padre Alex Zanotelli terrà una conferenza presso l’ Aula Magna della Scuola Media “G. Vitale” in Piedimonte Matese(Ce) alle ore 15,30. La scuola é sita in via Caso n° 1 * Info: Tel./FAX: 0823/911157 – 0823/786563.
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Un programma costruttivo contro la guerra e il razzismo a cura di Peppe SINI, presidente del Centro per la Pace e la Nonviolenza di VIterbo

MINIMO UN PROGRAMMA COSTRUTTIVO CONTRO LA GUERRA E IL RAZZISMO (UNA PROPOSTA ALL'INDOMANI DI UN DIGIUNO)
1. Uscire dall'invisibilita'
La stragrande maggioranza del popolo italiano e' contraria agli omicidi.
La stragrande maggioranza del popolo italiano e' contraria alla guerra.
La stragrande maggioranza del popolo italiano e' contraria al razzismo.
Avremo mille difetti, ma di queste tre cose possiamo essere certi.
Ed allora dobbiamo rendere visibile questa nostra volonta' di opporci alle uccisioni, alle guerre, alle persecuzioni.
Un modo e' esporre ancora una volta la bandiere della pace e della nonviolenza ai balconi e alle finestre.
Un modo e' unirci al digiuno collettivo contro la guerra e contro il nucleare promosso dal Movimento Nonviolento.
Un modo e' scrivere a tutte le istituzioni democratiche chiedendo loro di prendere posizione contro la guerra e le persecuzioni, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la legalita' e la democrazia, per l'umanita' che e' una.
Un modo e' organizzare pubbliche manifestazioni contro le stragi e le persecuzioni, per la pace che salva le vite, per la solidarieta' che ogni essere umano riconosca e raggiunga.
Un modo e' contribuire a far pervenire aiuti umanitari ai popoli e alle persone nel piu' grave bisogno.
Un modo e' promuovere ed organizzare accoglienza ed assistenza ai profughi ed ai migranti.
Un modo e' impegnarsi per ottenere dalle istituzioni italiane il rigoroso rispetto delle leggi italiane: e la legge fondamentale dello stato italiano, la Costituzione della Repubblica Italiana, all'articolo 10 fa obbligo di accogliere ed assistere i migranti in fuga da fame, guerre e dittature; ed all'articolo 11 fa obbligo di ripudiare la guerra.
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2. Uscire dalla passivita'
I poteri che uccidono si fanno forti della passivita' altrui.
Se l'umanita' unita si levasse contro i dittatori e le guerre, contro le mafie e i fascismi, contro i razzismi e le discriminazioni, contro lo sfruttamento che provoca la miseria e la fame e la morte, contro le devastazioni dell'ambiente che provocano disastri, ebbene, se l'umanita' unita si sollevasse allora la civilta' umana prevarrebbe.
Comincia tu ad uscire dalla passivita'.
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3. Uscire dall'ambiguita'
Occorre decidersi a dire la verita' che e' a tutti evidente: ogni guerra consiste di uccisioni. Le violenze sui migranti sono crimini contro l'umanita'. L'omissione di soccorso a chi e' in pericolo di vita e' un crimine.
Se la guerra e' un crimine contro l'umanita', consistendo essa dell'uccisione massiva di esseri umani, allora occorre agire contro la guerra. Qui in Italia questo oggi significa in primo luogo opporsi alle guerre cui lo stato italiano illegalmente partecipa: in Afghanistan, in Libia.
Se il razzismo e' un crimine contro l'umanita', consistendo esso della persecuzione e finanche dell'uccisione di esseri umani, allora occorre agire contro il razzismo. Qui in Italia questo oggi significa in primo luogo accogliere ed aiutare tutti gli esseri umani che in fuga da fame, guerre e dittature giungono nel nostro paese.
Chi salva una vita umana salva l'umanita'.
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4. Uscire dalla subalternita'
Ci viene detto di delegare altri - pretesamente piu' importanti e piu' esperti di noi - alla "grande politica", alle relazioni internazionali, alla gestione delle questioni che l'intera umanita' riguardano.
Ma cio' che riguarda l'intera umanita' riguarda ogni essere umano.
Ed ogni crisi, ed ogni conflitto, per quanto gravi siano, possono essere affrontati senza commettere ulteriore violenza, contrastando la violenza, riducendo cosi' la violenza fino ad estinguerla. Questa forma di intervento e' la nonviolenza.
E la nonviolenza ha un fondamento a cui ogni essere umano in cuor suo sente di poter aderire: il suo fulcro e' il principio del "non uccidere e non consentire che altri uccidano"; il suo fulcro e' il principio dell'"agisci nei confronti degli altri esseri umani cosi' come vorresti che gli altri esseri umani agissero nei tuoi confronti"; il suo fulcro e' la forza dell'amore: per l'umanita', per la vita, per il mondo.
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5. Affrontare la macchina bellica con la forza della nonviolenza

La violenza non e' cosi' forte come appare: senza il consenso di chi si rassegna nessuna macchina di dominazione, oppressione e distruzione e' invincibile.
Nega il tuo consenso alla violenza, e gia' la violenza e' meno totale, gia' e' meno forte, gia' e' indebolita.
Scegli di contrastare la violenza con una forza ancora piu' grande: la forza della verita', la forza dell'amore per l'umanita' intera, la forza della nonviolenza.
Discutiamo, organizziamo e realizziamo azioni dirette nonviolente per fermare la macchina bellica, impedendo ad essa di agire.
Nel 1999 per alcune ore in poche persone con una limpida azione nonviolenta, senza mettere in pericolo la vita di nessuno, bloccammo i decolli dei bombardieri che recavano strage nei Balcani: con una partecipazione popolare ampia e consapevole, con il coraggio della nonviolenza, potremmo oggi fermare pressoche' qualunque atto di guerra.
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6. Affrontare il regime razzista con la forza della nonviolenza
Il razzismo si basa su pregiudizi e paure che non e' difficile smascherare, contrastare e guarire.
Nega il tuo consenso al razzismo, e gia' il razzismo si confonde, si vergogna, si affloscia.
Scegli di contrastare il razzismo con la forza piu' grande: la forza della verita', la forza dell'amore per l'umanita' intera, la forza della nonviolenza.
Discutiamo, organizziamo e realizziamo azioni dirette nonviolente per contrastare il razzismo, inveriamo col nostro concreto agire i diritti umani di tutti gli esseri umani.
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7. Un programma costruttivo minimo ed essenziale
Ripetiamolo una volta ancora: le persone, le associazioni e le istituzioni fedeli all'umanita', impegnate quindi contro le uccisioni, contro la guerra e contro il razzismo, potrebbero nella situazione presente:

- far cessare la partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan e in Libia;
- far cessare la persecuzione razzista dei migranti;
- promuovere ed organizzare l'accoglienza e l'assistenza di tutti i profughi e i migranti;
- promuovere ed organizzare l'invio di Corpi civili di pace nelle aree di crisi per realizzare un' interposizione nonviolenta tra le parti in conflitto;
- promuovere ed organizzare l'invio di aiuti umanitari alle popolazioni nel bisogno, da gestire direttamente con le comunita' locali in forme democratiche e condivise (altrimenti anche gli aiuti umanitari divengono strumenti di guerra);
- promuovere ed organizzare il sostegno ai movimenti nonviolenti e alle associazioni di difesa dei diritti umani nelle aree di crisi e di conflitto, sostenendo in particolare i movimenti e le associazioni di donne o guidati da donne;
- promuovere ed organizzare iniziative per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, e per il disarmo e contro il militarismo tout court;
- promuovere la nonviolenza ed organizzare la formazione alla nonviolenza;
- preparare e realizzare azioni dirette nonviolente con cui effettualmente contrastare le macchine della morte.
Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, all'indomani di un digiuno contro la guerra. Viterbo, 29 marzo 2011
Mittente: "Centro di ricerca per la Pace" di Viterbo strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
tel. 0761353532
e-mail: nbawac@tin.it
web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Notizia
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, gia' consigliere comunale e provinciale, e' stato dagli anni '70 uno dei principali animatori del movimento che si oppone alle servitu' energetiche e militari nell'Alto Lazio; nel 1979 ha fondato il "Comitato democratico contro l'emarginazione" che ha condotto rilevanti campagne di solidarieta'; ha promosso e presieduto il primo convegno nazionale di studi sulla figura e l'opera di Primo Levi; nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarieta' con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano; nel 1999 ha ideato, promosso e realizzato l'esperienza delle "mongolfiere della pace" con cui ostacolare i decolli dei bombardieri che dalla base di Aviano recavano strage in Jugoslavia; nel 2001 e' stato l'animatore dell'iniziativa che - dopo la tragedia di Genova - ha portato alla presentazione in parlamento di una proposta di legge per la formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza; e' stato dagli anni '80 il principale animatore dell'attivita' di denuncia e opposizione alla penetrazione dei poteri criminali nell'Alto Lazio - e negli anni '90 ha presieduto la Commissione d'inchiesta ad hoc istituita dal Consiglio Provinciale di Viterbo -; dal 2000 e' direttore del notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", che ogni giorno diffonde materiali di studio e di riflessione e sostiene e promuove iniziative nonviolente per la pace, l'ambiente, i diritti umani di tutti gli esseri umani.

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domenica 27 marzo 2011

L'Aquila- 2011 Anno del Volontariato. Consegnata la "Colomba della Pace " all' Ass. L'Impronta presieduta dalla giornalista "Luisa Stifani"

Da sx: Agnese Ginocchio, Kuisa Stifani e Dirigente scolastica Gianna Colagrande. Autore delle foto: Andrea Pioltini
Il 2011 ricorre l'anno Internazionale ed europeo del volontariato, proprio per questo motivo é stato deciso di consegnare la Colomba della Pace, che ogni anno viene consegnata ad Enti ed Istituzioni impegnate sui percorsi educativi e formativi del sociale, dell'impegno civlle e della Pace, ad un 'associazione formetente impegnata sulle tematiche sociali, dell'informazione e della Pace. Si tratta dell'Ass. culturale L'Impronta de l'Aquila, presieduta dalla giornalista Luisa Stifani, già ideatrice del noto "Festival delle Culture" de l'Aquila e promotrice inoltre di altri eventi a carattere sociale e per la Pace e direttrice del giornale d'informazione web "L'Impronta ". Inoltre sempre l'a suddetta associzione dirige il periodico cartaceo "L'Impronta" e "Svago". Questa dunque la motivazione letta dalla Testimonial della Pace Agnese Ginocchio, al momento della cerimonia di consegna dell'importantissimo riconoscimento, avvenuta nell'ambito del seminario sulle Comunicazioni sociali no profit, organizzato sempre dall'Ass. L'Impronta, e svoltosi presso l' Istituto ITIS "A. SAVOIA" de l'Aquila lo scorso 25 Marzo 2011:
Agnese Ginocchio mette la Colomba della Pace  nelle mani della dirigente scolastica dell' Itis A. Savoia, Gianna Colagrande, incaricata di consegnare infine la Colomba a Luisa Stifani. A dx Alessio Di Florio.

La dirigente scolastica Gianna Colagrande dopo averla ricevuta da Agnese, consegna la "Colomba della Pace" alla giornalista Luisa Stifani, presidente Ass. l'Impronta l' Aquila.

Agnese Ginocchio legge la motivazione di Consegna del Premio della "Colomba della Pace"
Agnese Ginocchio legge la motivazione della Consegna del Premio della "Colomba della Pace". Nella foto Alessio Di Florio(a dx)
“... Per la vicinanza ed il sostegno alla comune causa di Pace e di Giustizia e di difesa dei Diritti Umani Universali degli ultimi e delle fasce più deboli.In Memoria del 150° dell’Unità d’Italia, e in difesa della Costituzioni Italiana. In occasione del 10° Anniversario della celebrazione dell’Anno Internazionale ed Europeo del Volontariato Si “Consegna” La “ Colomba della Pace” Ambasciatrice di Pace e di Riconciliazione nel mondo. In segno di Impegno costante e permanente di e a Servizio di una corretta informazione sociale, come comunicazione di Pace,dalla quale dipende l’educazione, la formazione dei Giovani, alla coscienza e all’impegno civile ed il futuro del mondo.”

Da sx: Agnese Ginocchio, Luisa Stifani e dirigente scolastica ITIS A. Savoia Gianna Colagrande.
La dirigente scolastica prof.ssa Gianna Colagrande, massima Istituzione dell'Istituto, é stata incaricata da Agnese Ginocchio a consegnare la "Colomba della Pace"(come si evince dalle foto 2 e 3)  a Luisa Stifani, presidente dell'Ass. l'Impronta. Augurissimi dunque all'Ass. l' Impronta e alla cara Luisa Stifani. Comunicato stampa)



Augurissimi dunque all'Ass. L' Impronta e alla cara Luisa Stifani. (Fonte: Comunicato stampa)
Foto: (Autore Andrea Pioltini) Momenti della premiazione relativa alla consegna della Colomba della PACE e della lettura della motivazione

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L' Aquila- Seminario su comunicazioni sociali: Intervento di Agnese Ginocchio ai giovani alunni dell' ITIS A. SAVOIA

Con le immagini del video realizzato dal giovane studente aquilano "Manuel Romano", che accompagnano le note del brano di Agnese Ginocchio, dedicato alla memoria del sisma aquilano dal titolo: "L'Aquila ferita tornerà a volare..", hanno fatto da sigla iniziale all' intervento di Agnese Ginocchio, cantautrice e Testimonial per la Pace, presente al seminario di formazione sulla Comunicazione sociale no profit, organizzato dall' Ass. culturale L'Impronta de l' Aquila, svoltosi lo scorso 25 Aprile presso l' ITIS "A. Savoia". Di seguito si riporta una parte in breve dell'intervento di Agnese Ginocchio:

"E' importantissimo non disperdere le energie nel campo dell'informazione e di chi pratica l'informazione. Ecco perché vale tanto educarsi al "Giornalismo per la Pace" , valido mezzo di Comunicazione sociale che da voce a chi non ha voce, fa conoscere gli aspetti, le potenzialità e tutte le realtà positive esistenti nella nostra società, purtroppo spesso ignorate dai media e giornali pilotati da una politica di profitto. La Comunicazione a servizio del sociale, ci consente di conoscere tantissime realtà e validi "Esempi di vita" ai quali i giovani, sempre più privi di veri punti di riferimento e di Esempi etici, possono attingere per la formazione della loro personalità e le proprie scelte future. I media e i giornali si facciano strumenti di Pace non nascondano, ne distorcano le notizie, non si abbassino al servilismo clientelare e politico. Per colpa di questa gente il nostro mondo sta andando alla deriva, la società é sempre più in crisi e i giovani sempre più vittime di un'educazione errata e di tantissima dispersione. E i risutati purtroppo sono quelli che vediamo, deludenti scarsi e privi di significato. Occore dunque scegliere strade alternative e boicottare l'informazione spazzatura. L' informazione e la Comunicazione sociale ci consente ddi far conoscere sempre la verità, essa fonda la base alla Cultura della Pace, dalla quale dipende il futuro del mondo. L'Educazione alla Pace é l'educazione civica del futuro...Non dimenticatelo GIORNALISTI . Scegliere la PACE significa difendere la vita, scegliere la disinformazione (informazione pilotata dai media) significa distruggere tutto ciò che é buono......Molto presto il nostro sogno di realizzare una Rete alternativa perché no anche Web- Tv per la Comunicazione di Pace si avvererà...grazie ai nostri amici Giornalisti per il Sociale e per la Pace che credono fortemente in questo progetto".

Un sentito ringraziamento alla presidente dell'Ass. culturale L'Impronta, giornalista "Luisa Stifani", (nella foto 3 tra Agnese e la Dirigente scolastica G. Colagrande ) promotrice del seminario sulla "Comunicazione sociale no- profit" che si é svolto stamane (venerdi 25 Marzo 2011) a L'Aquila, presso l'istituto ITIS "A. SAVOIA", per averci dato la possibilità di parlare ai giovani, di farli riflettere sull'andazio di questo tempo e sul loro ruolo in questa società, e dargli inoltre anche la possibilità di conoscere "Esempi di vita" alternativi a quelli che invece propina forzatamente Tv e media spazzatura...Ma i giovani, come nel mio caso, hanno conosciuto anche musica alternativa a servizio della Pace e sono rimasti "stupiti"...Non Pé mancata da parte mia una lieve "bacchettata" ai docenti, i quali hanno un ruolo "chiave" per la formazione dei giovani alla coscienza civile..La loro preoccupazione non dovrevve essere solo quella di imbottire la testa e i cervelli dei ragazzi di studi e programmi scolastci, ma di preoccuparsi innanzitutto di coscientizzarli all'impegno sociale, alla cittadinanza attiva....Ecco perché l'educazione alla Pace é l'educazione civica del futuro, perché consente di acquistare "coscienza" e "consapevolezza" delle proprie azioni, e reale "conoscenza" della situazione che interessa il mondo intorno a noi, dal vicino al lontano... Agnese Ginocchio al terrmine del suo intervento ha salutato i giovani facendo ascoltare il suo brano musicale accompagnato da video, sul tema dei Diritti Umani, invitando i giovani a imparare anche ad ascoltare questo genere di musica alternativa che ha lo scopo di stimolare a riflettere sull'andazio di questo tempo, a scendere in campo per far maturare in se la coscienza all'impegno civile in favore della grande causa della Pace dalla quale dipende il futuro del mondo e dei giovani.

Alessio Di Florio, giornalista per la Pace (Peacelink Abruzzo)

Julia Prestia, mediatrice culturale
-A seguire l'intervento di Agnese Ginocchio quello di Alessio DI FLORIO, attivista e giornalista per la Pace (Peacelink Abruzzo) e Julia Prestia, mediatrice culturale (Abruzzo Social Forum, Ass. Madres de Plaza de Mayo, Pescara )* NOTE: Le foto sono state realizzate da Andrea PIOLTINI, fotoreporter.

(Fonte da; "Agnese Ginocchio-cantautrice per la Pace* Testimonial per la Pace" )

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L'Aquila- Seminario formativo”Comunicare no profit” a cura dell' Ass. L'Impronta

Il Terzo Settore è in pieno fermento.Tanti gruppi di volontariato, realtà associative, cooperative sociali continuano a nascere e a crescere a testimonianza di un’Italia che non vuole restare a guardare, ma intende dare il proprio contributo alla realizzazione di una società migliore. Eppure comunicare nel Terzo Settore e per il Terzo Settore è, e sarà, sempre più decisivo. Più crescono le aspettative e le domande nei suoi confronti, più esso sarà chiamato a dare risposte adeguate ed esaurienti.


La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza, esige la determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie, esige la ricerca e la diffusione di quello che è il senso e il fondamento dell'esistenza umana, personale e sociale.

I mezzi di comunicazione sociale sono chiamati a servire la dignità umana aiutando le persone a vivere bene e a essere attive nella comunità. Fanno questo incoraggiando gli uomini e le donne a essere consapevoli della propria dignità, a entrare nei pensieri e nei sentimenti degli altri, a coltivare un senso di responsabilità reciproca e a crescere nella libertà personale, nel rispetto per la libertà degli altri e nella capacità di dialogo.

La comunicazione deve essere sempre veritiera, perché la verità è essenziale alla libertà individuale e alla comunione autentica fra le persone.

La tecnologia della comunicazione raggiunge continuamente nuovi traguardi, con un potenziale enorme per il bene e per il male. Aumentando l'interattività, la distinzione fra comunicatori e utenti sfuma. E' necessaria una ricerca continua sull'effetto e in particolare sulle implicazioni etiche dei mezzi di comunicazione sociale nuovi ed emergenti.

L'Impronta - comunicazione sociale -, in collaborazione con il Centro di Servizio del Volontariato dell'Aquila e con il patrocinio dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo e dell’ITIS, organizza il seminario "Comunicare no profit", un'importante occasione di confronto e crescita per Associazioni, Aziende e Istituzioni. L'evento si terrà il 24 -25- 26 marzo dalle ore 10,00, presso l'ITIS "A.Savoia"- L'Aquila.

Scopo del seminario è quello di sensibilizzare sui principi di etica sociale, come la solidarietà, la sussidiarietà, la giustizia, l'equità e l'affidabilità nell'uso delle risorse pubbliche e nello svolgimento dei ruoli che si basano sulla fiducia della gente, approntando strategie adeguate per conquistare maggiore visibilità, notorietà e immagine. Si propone di chiarire quali "strumenti" comunicativi possono essere utilizzati per riuscire a far breccia efficacemente nelle redazioni giornalistiche, così da arrivare a far conoscere ai lettori le tante realtà sociali che operano nel nostro Paese.

I lavori moderati da Mario Narducci, Presidente dell'Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia, saranno introdotti dal Dirigente scolastico dell'ITIS "A. Savoia" Gianna Colagrande. Seguiranno le relazioni di Mons. Giovanni D'Ercole (Vescovo ausiliare dell'Aquila), Stefano Pallotta (Presidente Ordine Giornalisti Abruzzo), Mauro Tursini (Responsabile formazione CSV-AQ), Luisa Stifani (Direttore Responsabile L'Impronta), Patrizia Tocci (Docente e poetessa), Agnese Ginocchio (Cantautrice ed Ambasciatrice Movimenti per la Pace), Alessio Di Florio (Responsabile Comunicazione Peace-link)

Per partecipare al seminario e per maggiori informazioni è possibile contattare la Segreteria Organizzativa dell'Associazione Culturale L'Impronta (349 2100919, e-mail: redazione@improntalaquila.org, web site http://www.improntalaquila.org/).

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Acerra(Ce)- Celebrazione del 150 dell’Unità d’Italia. Agnese Ginocchio alla Giornata Legalità in Memoria di don Peppe Diana al 4° Circolo

Acerra(Na)- Il 4° Circolo didattico di Acerra, diretto dal prof. Lorenzo ANTONELLI, (nella foto: un momento dell’evento) in continuità con i percorsi già iniziati negli anni scorsi, é tornato di nuovo in scena per presentare presso la propria sede centrale in via Spiniello i percorsi formativi del progetto legalità che quest’ anno in occasione delle celebrazioni del 150° dell’ Unità d’Italia, ha avuto un tocco di maggiore rilevanza. Nell’ ambito quindi delle suddette celebrazioni il 18 Marzo 2011 scorso si é svolto il Convegno: “Legalità e Testimonianze” rivolto in primis agli adulti genitori degli alunni del 4 Circolo. Come ogni anno i giovani alunni del 4 Circolo guidati dalla docente al progetto legalità Rosanna BIANCO, hanno l’opportunità di riflettere su Testimoni che hanno dato la vita per la Pace e la Giustizia. “Quest’anno- come ha ricordato il dirigente Lorenzo Antonelli nel salutare i convenuti - é stata concentrata l’attenzione sulla figura di don Peppino Diana, prete coraggio anticamorra, ucciso barbaramente dalla camorra nel giorno del suo onomastico a Casal Di Principe, mentre in sagrestia si accingeva a celebrare la messa”. Per meglio far conoscere la figura di don Peppino Diana sono stati quindi presenti i relatori Marisa Diana( parente di don Diana) e Leandro Limoccia, del Collegamento Campano contro le camorre, per la Legalità e la Nonviolenza Onlus” Gennaro Franciosi”, i quali hanno presentato il libro dedicato adon Peppino DIANA dal titolo: “Petali di Vita”. Un mix di sensazioni, di scorci di vita di don Peppe Diana raccontati, attraverso piccoli aneddoti da parenti e amici, che provano ad evidenziare il carattere irruento, la testardaggine, l’ironia, la simpatia di quest’uomo che ha lasciato in chi lo ha vissuto e in chi nemmeno lo conosceva delle emozioni così intense da imprimere, nell’animo delle persone, la coscienza di una realtà viva che va combattuta e modificata con ogni singolo gesto. A seguire gli interventi del Vescovo di Acerra, mons. Giovanni RINALDI, del Sindaco di Acerra Tommaso ESPOSITO e della cantautrice e Testimonial per la Pace Agnese Ginocchio (nella foto la prima da sx) . Quest’ultima, oltre a portare una propria testimoniana sul tema della giornata, ha presentato il brano da lei composto dedicato al 150° dell’ Unità d’Italia, dal titolo: “L’Italia che vorrei”. Al termine degli interventi dei relatori, é seguita la performance del Gruppo di Playback Theatre: I Dona Storie, un gruppo di improvvisazione teatrale in cui il pubblico racconta eventi reali della pripria vita, e poi li guarda rappresentati al momento attraverso una rappresentazione scenica e musicale. “Alla base di questi concetti deve esserci innanzitutto l’ impegno quotidiano in prima persona a migliorare i propri comportamenti, a reprimere le azioni di violenza con la forza del bene. Questo il messaggio che don Peppino Diana cercava di trasmettere alla sua comunità e lo fece in maniera deteminate attraverso quel documento diffuso in tutte le Chiese dal titolo: “Per Amore del mio popolo”, che oggi rappresenta per tutti il suo testamento. Offrire una cultura ricca di contenuti e formare i giovani, vittime di una società sempre più bistrattata e privi di ideali, ai valori fondamentali, per sconfiggere la piaga della criminalità organizzata. Lo scopo di don Diana era quello di essere sacerdote e quindi, cercando di non venire meno alla sua missione, ha cercato in ogni attimo della sua vita di risvegliare le coscienze con naturalezza e semplicità, e indurle a lottare contro una forza umana feroce che oggi può essere isolata da tutti coloro che non hanno abbandonato le idee di Don Peppe e di chi come lui è rimasto vittima della camorra, continuando a mantenere forte l’idea di ripulire la società da questo male logorante solo con la forza del bene e dell’ azione comunitaria, da parte di cittadini, istituzioni e politica, per estirpare mediante l’impegno civile, questa radice velenosa cancro della società”. Questi in sintesi i contenuti del convegno che si é svolto nel 4° Circolo. Buona é stata la partecipazione da parte dei genitori degli alunni. La manifestazione proseguirà il prossimo 6 Aprile 2011 quando si terrà la Marcia annuale per la Legalità, che si terrà lungo le strade cittadine, con la presenza di tutte le delegazioni delle scuole di Acerra e Istituzioni. Il 4° Circolo didattico di Acerra partecipa agli aggiornamenti e alle formazioni sulla legalità a livello provinciale e regionale. Partecipa ai seminari di confronto e discussione promossi da Libera contro le ecomafie. Cura la caratterizzazione della Giornata della Legalità territoriale con percorsi mirati, agiti all’interno e all’esterno della scuola, in continuità orizzontale e verticale con le altre scuole della città. Partecipa alla giornata del “21 Marzo” nazionale. Il 4° Circolo Didattico di Acerra è impegnato sui temi della Educazione alla Legalità sin dall’inizio della propria istituzione: Anno scolastico 2000/ 01: “I diritti di Cuniello”. A.s.2001/ 02: “Il bambino e la norma”. A.s.2002/ 03: “Il bambino e la norma II “. A.s.2003/ 04: “Identità e appartenenza”. A.s.2004/ 05: “Relazione e diversità”.A.s.2005/ 06: “Verdeverde”. A.s. 2006/ 07: “Verdeverde- greenlife” . A.s.2007/ 08: “Verdeverde- grigiofumo”. A.s.2008/ 09: “Né bulli, né pupe!” . Quiesta scuola, in occasione della Giornata internazionale della Pace del 2009, per il suo notevole impegno civico di formazione é stato premiato con la “Colomba della Pace” divenendo così “Scuola Ambasciatrice di Pace” . (Comunicato da Educazione scolastica) * Fonte:  “Alto Casertano-Matesino & d

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Fukushima nuovo allarme radiazioni al reattore 2



Radioattività dell'acqua ai massimi, diecimila volta sopra i livelli normali, e tecnici evacuati in tutta fretta. Sono i contorni del nuovo allarme nucleare, che interessa il reattore numero 2 di Fukushima. A far paura, come riferisce l'agenzia per la Sicurezza nucleare, è lo iodio-131, giunto a livelli tali da far sospettare che l'acqua sia arrivata a contatto con il nocciolo.  L'impennata dei livelli di radioattività nell'acqua rallenta le opere in corso per superare l'allarme; proprio oggi, infatti, era previsto l'ingresso in campo delle pompe elettriche, chiamate a sostituire le autobotti per accelerare l'immissione di acqua che deve abbassare la temperatura nei reattori.
Nonostante giorni di lavoro, insomma, continua a crescere il grado di allarme, che ormai ha raggiunto il livello 6, pari a quello di Chernobyl, e continua a catalizzare le attenzioni del paese. Lo sguardo, però, si volge anche al futuro, e preannuncia un possibile cambio di rotta in uno dei paesi più "nuclearizzati" del mondo: «Per ora - hanno riferito fonti del governo giapponese all'Ansa - la priorità è gestire l'emergenza, ma poi sarà necessario fare una revisione ad ampio raggio sul nucleare»; il ripensamento metterà sotto esame anche le modalità di controllo sulla sicurezza degli impianti, a partire dal ruolo e dai poteri dell'Authority. I problemi di Fukushima, e l'opacità delle informazioni che hanno accompagnato l'evoluzione dell'emergenza, hanno evidenziato la reticenza della società proprietaria degli impianti, la Tepco; in Giappone le aziende che gestiscono le centrali hanno un peso importante nell'Authority di controllo, ed è probabile che sarà questo uno dei primi aspetti a essere messo sotto esame.(Fonte: Il Sole 24 ore)

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mercoledì 23 marzo 2011

Alife(CE)- Stamane 23 Marzo 2011 ho incontrato il piccolo "Iqbal Masih" che girovagava per le strade della città..

"Stamane 23 Marzo 2011 ho incontrato un piccolo che assomigliava tanto a "Iqbal Masih" che girovagava con sua sorella straniera (di anni 13) per le strade della città di Alife(Ce) a vendere oggetti di vario tipo, per quadagnarsi la giornata. Per tutto il tempo che mi sono intrattenuta a parlare con loro due per cercare di conoscere la loro storia, (tant'é che la ragazzina mi ha chiesto se io fossi un carabiniere..ed io sorridendole le ho risposto sono un "Carabiniere per la PACE"...e prima di congedarci le ho dato delle direttive e poi dei nomi a cui rivolgersi per aiuti ... ) ...non si é fermato alcun cittadino alifano dei passanti...INDIFFERENZA? Giudicatelo VOI! Dove stiamo andando??? Chi é la mia famiglia? Chi é il mio prossimo? "Ama e rispetta il prossimo tuo come te stesso..". Occorre ristabilire un' altra cultura.... "LA PACE non é una parola, ma un vocabolario di azioni"....RIFLETTIAMO...." (By: Agnese Ginocchio...Testimonial per la Pace)

Chi era "Iqbal Masih"

Iqbal Masih nacque nel 1983 a Muridke, in Pakistan.
Aveva appena quattro anni quando iniziò a lavorare in una fornace di mattoni; a cinque anni suo padre lo affidò a un fabbricante di tappeti in cambio di 16 dollari, che gli servivano per pagare un debito contratto per finanziare il matrimonio del figlio maggiore.
Il bambino Iqbal lavorò per più di dodici ore al giorno per più di sei anni, picchiato, sgridato e incatenato al suo telaio, guadagnando una rupia al giorno (circa tre centesimi di euro).
Nel 1992 il Pakistan promulgò una legge contro il lavoro schiavizzato, ma i proprietari delle fabbriche continuavano a praticarlo. Nello stesso anno Iqbal, con altri bambini, uscì di nascosto dalla fabbrica di tappeti per assistere a una manifestazione organizzata dal Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato e, in quell’occasione, decise di raccontare la sua storia in pubblico. Il suo discorso spontaneo venne riportato dai giornali locali il giorno seguente.
Da allora la sua storia cambiò: con l’aiuto di un avvocato del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato scrisse una lettera di dimissioni al suo padrone. Conobbe il leader del Fronte, Eshan Ullah Khan, e cominciò a raccontare la sua storia sui teleschermi di tutto il mondo, diventando il simbolo e il portavoce del dramma dei bambini lavoratori.

Iqbal aveva 11 anni quando, a Stoccolma, raccontò la sua storia alla conferenza mondiale sull’infanzia.
A Boston ricevette una borsa di studio da un’università americana: con essa Iqbal voleva studiare da avvocato per poter aiutare i bambini costretti al lavoro.
Il 16 aprile 1995, domenica di Pasqua, a 12 anni, mentre correva in bicicletta nella sua città Muridke, dei sicari della mafia dei tappeti gli spararono, uccidendolo.

Iqbal Masih é divenuto il "Simbolo" contro la schiavitù e lo "sfruttamento minorile.."

-Fonte: Il Tappeto di IQBAL

-Dedicato ad Iqbal Masih (Leggi) "Terre Rubate" (Di Agnese Ginocchio)

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Referendum 12 Giugno: Roberto CIVITELLA Fare VERDE Alto Casertano INVITA la società civile a dire “NO” alla privatizzazione dell’ACQUA e “NO” al NUCLEARE

Roberto Civitella referente per l’Alto e Medio Casertano dell’Associazione di Protezione Ambientale FARE VERDE è intervenuto sulla necessità di sostenere i Referendum per fermare la privatizzazione dell’acqua e stoppare la corsa al Nucleare e che si terranno il prossimo 12 giugno. “Lancio un appello alla cittadinanza, alle associazioni ed a tutte le forze politiche affinché sostengano i tre quesiti a favore del mantenimento della gestione pubblica del servizio idrico e contro il ritorno al nucleare in Italia: se andrà a votare meno del 50% degli elettori, i quesiti non sarebbero validi” ci dice Civitella. “Chiedo il massimo sostegno ai referendum contro la privatizzazione dell’acqua la cui gestione deve restare pubblica - spiega Civitella – in quanto, se non dovessero passare i due quesiti, quasi tutte le gestioni acquedottistiche dovranno essere affidate ai privati entro il 31 dicembre 2011 con il gravissimo rischio – avverte il referente di Fare Verde - di ledere l’autonomia dei consigli comunali nel programmare modelli più opportuni in funzione delle esigenze dei propri territori. L’acqua - rimarca Civitella – non deve essere considerata una merce qualunque, ma un bene indisponibile dei cittadini”. Civitella interviene anche sul referendum antinucleare che tocca ancora più da vicino l’Alto Casertano: “Ancora più importante per il futuro del nostro territorio è andare a votare contro il ritorno del nucleare, non solo perchè quello che sta accadendo in Giappone è la drammatica conferma che il nucleare sicuro non esiste. Senza lanciare allarmismi - sottolinea Civitella – rammento a quanti se ne fossero dimenticati che il nostro territorio, che tra l’altro conosce bene il dramma dei terremoti, è sede della centrale nucleare dismessa del Garigliano meglio conosciuta come la Palla Bianca di Sessa Aurunca. La preoccupante novità – avverte Civitella – è che la Consulta ha recentemente confermato il parere obbligatorio ma non vincolante delle Regioni per lo sfruttamento dell’energia nucleare sul proprio territorio. In sostanza, anche se il governatore Caldoro non dovesse essere d’accordo con il Governo sulla riattivazione della centrale di Sessa Aurunca, il NO opposto dalla Regione Campania sarebbe comunque ininfluente”. Oltre ai comuni aderenti al Consorzio Idrico della Provincia di Caserta che è un soggetto giuridico interamente a capitale pubblico (in passato sono saltati diversi tentativi di privatizzazione della gestione del servizio idrico) tutti gli enti municipali dell’Alto Casertano gestiscono in proprio le proprie risorse idriche e le acque reflue tramite dipendenti in organico. Costruita nel 1959 ne terminata nel 1963 la centrale nucleare del Garigliano appartiene alla prima generazione degli impianti nucleari ed iniziò la produzione di energia elettrica già nel 1964 ed è stata definitivamente disattivata nel 1982, il completamento dello smantellamento degli impianti ed il condizionamento dei rifiuti radioattivi ancora oggi contenuti nel deposito della centrale è previsto entro il 2019. (Comunicato da Fare Verde Alto Casertano)
Fonte: “Alto Casertano-Matesino & d”

martedì 22 marzo 2011

22 Marzo giornata Mondiale dell' Acqua. L'Osservatore Romano: NO alla PRIVATIZZZAZIONE dell'ACQUA

La Giornata mondiale dell'acqua



(Video in alto che accompagna il brano d'impegno per la Pace dal titolo: "Il Canto per l 'Acqua", di Agnese Ginocchio)

(di Gaetano Vallini ) «Facile come bere un bicchiere d’acqua» si dice a volte. Ma questo detto popolare non dev’essere familiare ai quasi novecento milioni di uomini, donne e bambini che nel mondo non hanno

acqua potabile, e agli oltre due miliardi e mezzo di persone — circa la metà della popolazione dei Paesi in via di sviluppo — che vivono in condizioni igienico-sanitarie insufficienti a causa della carenza di risorse idriche. Eppure mancano appena quattro anni al 2015, data che negli Obiettivi di sviluppo del millennio la comunità internazionale si era prefissata per ridurre il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua, e alla sanità di base. Così ogni anno un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie legate alla carenza di risorse idriche. Inoltre, stando alle previsioni, dal cinque al venticinque per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e entro il 2015 circa la metà della popolazione mondiale sarà chiamata ad affrontare una crisi legata alla mancanza d’acqua. La Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo dal 1992 è l’occasione per fare il punto sulla situazione, anche in forza della risoluzione approvata lo scorso luglio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la quale ha sancito che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Più precisamente il testo «dichiara che l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita». La comunità internazionale ha in sostanza riconosciuto, dopo più di 15 anni di dibattiti, ciò che era naturalmente evidente. Ma si sa, nelle faccende politiche ed economiche la sola evidenza non ha valore. Come è altrettanto noto che il riconoscimento di un diritto serve a tutelare i più deboli, perché i forti si tutelano da soli. E così, anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l’inserimento di questo nuovo punto nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo è sicuramente un passo importante per affrontare una questione sempre più drammaticamente urgente tra aumento dell’uso, sprechi, cambiamenti climatici, disparità nella distribuzione e nell’accesso.  Il problema riguarderà in particolare i grandi centri abitati, e non a caso quest’anno il tema scelto per la giornata è «Acqua per le città: rispondere alle sfide della crescita urbana». Oggi un abitante su due vive in un contesto urbano e le città crescono a ritmi vertiginosi. Il 93 per cento dei processi di urbanizzazione avviene nei Paesi in via di sviluppo. La crescita urbana mondiale è rappresentata per lo più dall’espansione di quartieri poveri che procede a velocità straordinaria: si ritiene che entro il 2020 la loro popolazione aumenterà con una media di 27 milioni di persone all’anno a livello mondiale. Fermo restando che bisogna porre un freno all’uso

irresponsabile delle risorse, il punto cruciale è quello della gestione. In tale senso, il secondo Forum mondiale dell’acqua, ha sollecitato «un profondo cambiamento se si vuole raggiungere un consumo sostenibile nel prossimo futuro». E allo stesso tempo, si aggiunge, «è essenziale dare potere (e responsabilità) alla gente a livello locale per gestire le risorse idriche» e quindi «una “democratizzazione” della gestione dell’acqua».  Negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti. Ciò ha fatto sì che un numero sempre crescente di Paesi abbia affidato la gestione del servizio a società private. Il risultato è che il finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra governi e gestori ha portato generalmente consistenti aumenti delle tariffe. Aumenti che hanno determinato in diversi Paesi poveri una forte conflittualità fra Stato, aziende private e società civile, a dimostrazione di come nessun diritto fondamentale riesca ad affermarsi senza conflitto sociale. Non solo. Gli esperti delle Nazioni Unite continuano a ritenere che, se le cose non cambieranno, con il passare del tempo sempre più conflitti verranno combattuti per l’acqua. E saranno guerre tra poveri, come la storia insegna.  Se è vero che spesso per i poveri non è tanto la scarsità d’acqua in sé a portare sofferenza, ma l’impossibilità economica di accedervi, allora esiste, come ha ricordato il 24 febbraio il vescovo Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, «un serio problema di indirizzo etico», perché, ha aggiunto rilanciando le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, l’acqua — diritto universale e inalienabile — è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. Il suo valore di scambio o prezzo non può essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, ovvero secondo la logica del profitto. Che è però quanto in più parti del mondo accade o si rischia in caso di privatizzazione, fino a giungere al paradosso che vede i poveri pagare molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto naturale.  La via maestra è quella indicata da Benedetto XVI nel messaggio in occasione dell’Esposizione internazionale su «Acqua e sviluppo sostenibile» svoltasi a Saragozza (Spagna) nel luglio del 2008: l’uso dell’acqua «deve essere razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privato». Ed è ciò che oggi la società civile chiede anche in alcuni Paesi occidentali, come l’Italia, dove presto si voterà un referendum che chiede di evitare di intraprendere la strada verso la privatizzazione dell’acqua. Un referendum che ha visto impegnate anche alcune realtà ecclesiali nel comitato promotore, segno dell’attenzione del mondo cattolico verso un tema delicato e cruciale.  Si tratta di un’attenzione peraltro quasi insita nel dna dei credenti. Il perché lo ha spiegato proprio il Papa nel citato messaggio: «Il fatto che oggigiorno si consideri l’acqua come un bene preminentemente materiale, non deve far dimenticare — sottolinea infatti Benedetto XVI — i significati religiosi che l’umanità credente, e soprattutto il cristianesimo, ha sviluppato a partire da essa, dandole un grande valore come un prezioso bene immateriale, che arricchisce sempre la vita dell’uomo su questa terra. Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l’acqua come simbolo di purificazione? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici ed economici che condizionano la complessa gestione dell’acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell’ambito sia nazionale sia internazionale».

I credenti sono dunque chiamati a contribuire a trovare una soluzione ai problemi legati alla gestione delle risorse idriche. A partire dalle campagne di sensibilizzazione. Come «Seven weeks for water: water, conflict and just peace» avviata per la quaresima dalla Rete ecumenica per l’acqua, un’organizzazione di rappresentanza di varie comunità cristiane e di ong, coordinata dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Ma sono anche sollecitati a lavorare sul terreno. Ed è ciò che avviene in molte missioni e nei centri attivati da organizzazioni di volontariato, per affrontare emergenze concrete nelle situazioni più critiche del pianeta. In quei luoghi abbandonati — in attesa di decisioni che rendano finalmente giustizia ai poveri ed effettivo un diritto — uomini e donne, religiosi e laici, operano accanto alle popolazioni locali per costruire pozzi e piccoli acquedotti. Perché sanno che lì anche un solo, preziosissimo bicchiere d’acqua in più può fare la differenza tra la vita e la morte.

(©L'Osservatore Romano – 22 marzo 2011)

lunedì 21 marzo 2011

Libia, i dubbi del vescovo di Tripoli mons. Martinelli: azione militare presa troppo in fretta

Troppa fretta militare per l'ingerenza umanitaria? La domanda del vescovo di Tripoli e le preoccupazioni dei diplomatici del Papa. Armi 'ultima ratio'.

20/03/2011


(Foto: Benedetto XVI e una colomba della pace)

Era il 19 marzo anche allora. Festa di san Giuseppe, come ieri. Il 19 marzo 2003 poco prima delle mezzanotte l’aviazione americana bombardò l’Iraq avviando una guerra provocata da una cortina di menzogne sulle armi di distruzione di massa, i cui danni sono ancora sotto gli occhi di tutti. Ieri la Francia ha dato il via ai raid autorizzati dall’Onu. Giovanni Paolo II quel 19 marzo 2003, mercoledì, invocò, per intercessione di san Giuseppe, il “prezioso dono della concordia e della pace”. Questa mattina Benedetto XVI ha usato esattamente le stesse parole. Vi sono delle differenze nella posizione dalla Chiesa e della diplomazia vaticana? Allora gli interventi del Papa e dell’ allora “ministro degli esteri della Santa Sede” Jean-Luis Tauran erano entrati nel merito della crisi irachena. In queste ore invece la Santa Sede analizza soprattutto il lato umanitario della crisi. Più direttamente invece entra nel merito il vescovo di Tripoli monsignor Martinelli che in una dichiarazione telefonica all’Ansa propone un ragionamento che pochi hanno fatto in queste ore. In pratica chiede se non si sia intrapresa la via militare “troppo in fretta”.

Martinelli esprime la posizione classica della Chiesa e della Santa Sede in materia di “ingerenza umanitaria”. La dottrina della Chiesa non è mai stata contraria al diritto di ingerenza a fini umanitari, ma l’approva solo come “ultima ratio”. E in queste ore in ambienti vaticani ci si domanda se ciò è davvero avvenuto. Il dubbio è che l’intervento militare alla fine non fermi le forze di Gheddafi. Il vescovo di Tripoli, che conosce bene il Colonnello, lo ha detto con chiarezza: “Io spero in una resa, ma credo che Gheddafi non cederà, anzi penso che l’uso della forza ne accentui la reazione. A mio giudizio è stato dato il via ad un gioco sbagliato”.

Fonti diplomatiche della Santa Sede non nascondono il fastidio per non aver prima tentato di intrecciare qualche colloquio con il regime libico, in qualsiasi forma. E neppure nascondono un certo fastidio per la fretta francese. E mettono in fila i rischi augurandosi che l’intervento si risolva in breve tempo, come ha sottolineato il cardinale Bagnasco presidente della Cei, e senza “danni collaterali”. La preoccupazione è che la crisi si attorcigli una guerra lunga e che la cosiddetta “coalizione dei volonterosi” non abbia una guida chiaramente identificata “sotto bandiera Onu”, ma sia una sorta di armata che si muove con interessi non del tutto chiarissimi e dove quelli umanitari (salvaguardia della vita della popolazione), secondo il testo della risoluzione dell’Onu, finiscano in fondo alla fila. (Fonte: Famiglia Cristiana)

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Guerra Libia: "Odissea dalla Poltica". Presidente nazionale Pax Christi Vescovo Giovanni Giudici: non possiamo tacere la triste verità di un'operazione militare che porterà ulteriore dolore

(dal Comunicato Stampa del Vescovo "Giovanni Giudici" presidente  Nazionale di Pax Christi , Movimento Internazionale Cattolico per la Pace)
ODISSEA DALLA POLITICA

Il regime di Gheddafi ha sempre mostrato il suo volto tirannico. Pax Christi ha denunciato le connivenze di chi, Italia in testa, gli forniva una quantità enormi di armi, anche dopo la sua visita in Italia, sui diritti umani violati in Libia, sulla tragica sorte delle vittime dei respingimenti, su chi muore nel deserto o nelle prigioni libiche. Il Colonnello era già in guerra con la sua gente anche quando era nostro alleato e amico.

Mentre parlano solo le armi, si resta senza parole. Ammutoliti, sconcertati. Anche noi di Pax Christi, come tante altre persone di buona volontà.

Il regime di Gheddafi ha sempre mostrato il suo volto tirannico. Pax Christi, con altri, ha denunciando le connivenze di chi, Italia in testa, gli forniva una quantità enormi di armi senza dire nulla, anche dopo la sua visita in Italia “sui diritti umani violati in Libia, sulla tragica sorte delle vittime dei respingimenti, su chi muore nel deserto o nelle prigioni libiche. Il dio interesse è un dio assoluto, totalitario, a cui tutto va immolato. Anche a costo di imprigionare innocenti, torturarli, privarli di ogni diritto, purché accada lontano da qui. In Libia.” (Pax Christi 2 settembre 2010).

Il Colonnello era già in guerra con la sua gente anche quando era nostro alleato e amico!

Non possiamo tacere la triste verità di un’operazione militare che, per quanto legittimata dal voto di una incerta e divisa comunità internazionale, porterà ulteriore dolore in un’area così delicata ed esplosiva, piena di incognite ma anche di speranze. Le operazioni militari contro la Libia non ci avvicinano all’alba, come si dice, ma costituiscono un’uscita dalla razionalità, un’ “odissea” perchè viaggio dalla meta incerta e dalle tappe contraddittorie a causa di una debolezza della politica.

Di fronte a questi fatti, vogliamo proporre cinque passi di speranza e uno sguardo di fede.

1) Constatiamo l’assenza della politica e la fretta della guerra. E’ evidente a tutti che non si sono messe in opera tutte le misure diplomatiche, non sono state chiamate in azione tutte le possibili forze di interposizione. L’opinione pubblica deve esserne consapevole e deve chiedere un cambiamento della gestione della politica internazionale.

2) Si avverte la mancanza di una polizia internazionale che garantisca il Diritto dei popoli alla autodeterminazione.

3) Non vogliamo arrenderci alla logica delle armi. Non possiamo accettare che i conflitti diventino guerre. Teniamo desto il dibattito a proposito delle azioni militari, chiediamo che esse siano il più possibile limitate e siano accompagnate da seri impegni di mediazione. Perchè si sceglie sempre e solo la strada della guerra? Ce lo hanno chiesto più volte in questi anni i tanti amici che abbiamo in Bosnia, in Serbia, in Kosovo, in Iraq.

4) Operiamo in ogni ambito possibile di confronto e di dialogo perché si faccia ogni sforzo così che l’attuale attacco armato non diventi anche una guerra di religione. In particolare vogliamo rivolgerci al mondo musulmano e insieme, a partire dall’Italia, invocare il Dio della Pace e dell’Amore, non dell’odio e della guerra. Ce lo insegnano tanti testimoni che vivono in molte zone di guerra.

5) Come Pax Christi continuiamo con rinnovata consapevolezza la campagna per il disarmo contro la produzione costosissima di cacciabombardieri F-35. Inoltre invitiamo tutti a mobilitarsi per la difesa della attuale legge sul commercio delle armi, ricordiamo anche le parole accorate di d.Tonino Bello: “dovremmo protenderci nel Mediterraneo non come “arco di guerra” ma come “arca di pace”.

Giovanni Paolo II per molti anni ha parlato dei fenomeni bellici contemporanei come “avventura senza ritorno”, “ spirale di lutto e di violenza”, “abisso del male”, “suicidio dell’umanità”, “crimine”, “tragedia umana e catastrofe religiosa”. Per lui “le esigenze dell’umanità ci chiedono di andare risolutamente verso l’assoluta proscrizione della guerra e di coltivare la pace come bene supremo, al quale tutti i programmi e tutte le strategie devono essere subordinati” (12 gennaio 1991).

In questa prospettiva Pax Cristi ricorda ai suoi aderenti che il credente riconosce nei mali collettivi, o strutture di peccato, quel mistero dell’iniquità che sfugge all’atto dell’intelligenza e tuttavia è osservabile nei suoi effetti storici. Nella fede comprendiamo che di questi mali sono complici anche l’acquiescenza dei buoni, la pigrizia di massa, il rifiuto di pensare. Chi è discepolo del Vangelo non smette mai di cercare di comprendere quali sono state le complicità, le omissioni, le colpe. E allo stesso tempo con ogni mezzo dell’azione culturale tende a mettere a fuoco la verità su Dio e sull’uomo.

Sua Ecc.za Mons. Giovanni Giudici presidente di Pax Christi Italia
Pavia, 21 marzo 2011
Per contatti segreteriavescovo@diocesi.pavia.it

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