mercoledì 30 aprile 2014

Adesioni al nostro progetto Concorso "Pace: Musica e Arte (Poesia e letteratura) impegnata per la Pace". Autorevole intervento di Nicola MELONE già preside della Facoltà Scienze, Matematica e Fisica della SUN Caserta

Adesioni al nostro progetto Concorso "Pace: Musica e Arte (Poesia e letteratura) impegnata per la Pace". Autorevole intervento pervenutoci dal Dott. Nicola Melone, già preside della Facoltà di Scienze, Matematica e Fisica della Sun - Polo scientifico di Caserta.


 "La salvaguardia della natura e la cultura della pace"


La custodia della natura è condizione necessaria per coltivare la pace
L’inquinamento, il traffico delle città, la desertificazione urbana, l’egoismo individuale o di nazioni non sono le
cause ma gli effetti di una rottura degli equilibri naturali. Già nel XVIII secolo il filosofo ed economista inglese John Mill sosteneva che per preservare la specie umana era indispensabile proteggere la Natura da uno sfruttamento indiscriminato.

L’influenza delle religioni ha spinto gli esseri umani a porre l’uomo al di sopra della Natura e le straordinarie conquiste della scienza e della tecnica nei secoli XIX e XX hanno prodotto un modello di sviluppo esageratamente antropocentrico che, nel tempo, ha prodotto la rottura dell’equilibrio uomo-natura. 
Nella seconda metà del ‘900, in particolare, la situazione è sfuggita di mano. La biodiversità è seriamente minacciata: 60.000 specie vegetali sono a rischio di estinzione e il 90% del fabbisogno alimentare umano dipende oramai soltanto da 20 specie vegetali. Le fonti energetiche non rinnovabili sono in rapido esaurimento (si è calcolato che negli ultimi 50 anni è stata consumata una quantità di energia pari a quella consumata dalla comparsa dell’uomo sulla Terra). L’aumento della temperatura terrestre sta causando il rapido scioglimento dei ghiacciai e, quindi, la desertificazione di alcune zone del globo e l’inondazione di altre. Ogni anno vengono immesse nell’atmosfera tra i 6 ed i 9 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e gli oceani e la vegetazione terrestre sono in grado di assorbirne soltanto 4. Sarebbe, quindi, urgente una massiccia riforestazione della Terra. Assistiamo invece al continuo scempio delle foreste per un uso sconsiderato del legno (ad esempio ogni anno la foresta amazzonica subisce una riduzione di aree della grandezza di intere regioni italiane).
La metà della popolazione mondiale vive con meno di 2 dollari al giorno. Un miliardo di esseri umani soffre la fame e la sete eppure oltre il 35% della produzione mondiale di cereali viene destinato alla zootecnia, per soddisfare le abitudini alimentari dell’opulento occidente. Il processo di globalizzazione è sotto l’influenza di quello che il sociologo Cassano chiama il fondamentalismo culturale del Nord-Ovest del mondo: una società fondata sul mercato, sulla crescita continua dei consumi e sullo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. Per dirla con le parole di Hanna Arendt, il modello di sviluppo attuale è basato su un’economia di spreco, in cui non lo sperpero ma la conservazione appare come un fattore negativo.
Il ‘900 è stato un secolo meraviglioso e terribile: grandi scoperte scientifiche che hanno cambiato, semplificato e migliorato la vita degli esseri umani, lotta all’analfabetismo con investimenti nell’istruzione di massa e guerre terribili e inaudite atrocità che hanno procurato sofferenza e morte a milioni di persone. Quante speranze disattese dalla diffusione della scienza, della letteratura, della filosofia, della poesia, della musica.
Il terzo millennio dell’umanità è iniziato all’insegna di uno straordinario impulso alla globalizzazione, accompagnato da grandi speranze: eliminazione delle barriere giuridiche e economiche, libera circolazione di persone, merci e capitali e positivo confronto tra popoli e culture differenti. È accaduto, invece, che ricchi e poveri, privilegiati e svantaggiati sono stati globalizzati. I singoli paesi non decidono più dei loro destini, i potentati finanziari stabiliscono chi gioisce e chi soffre, chi vive a lungo e chi muore molto presto, chi sperpera e chi soffre la sete e la fame. Non si sono globalizzati diritti e doveri, leggi e democrazia, ricchezza ed opportunità, tecnologie e saperi.
Il vero demone del terzo millennio è la Finanza. Cosa produce la finanza? L’economista Lunghini in un’intervista al quotidiano Il Manifesto ha affermato che la libera circolazione dei capitali, nelle forme attuali, è pericolosa per la democrazia e che investitori internazionali e prestatori di ingenti risorse finanziarie condizionano le politiche delle nazioni ricorrendo ad attacchi speculativi e fughe di capitali. La globalizzazione ha ridotto il mondo a mercato e gli esseri umani a merce.
Voglio citare soltanto due esempi. L’amministratore delegato della FIAT Marchionne, a chi gli chiedeva la logica della chiusura di fabbriche in Italia e la contestuale apertura di insediamenti in Brasile, ha risposto candidamente che una fabbrica in Brasile produce quanto 6 fabbriche in Italia. L’ex Presidente dell’ANCE Guidalberto Guidi in un’intervista al quotidiano online Repubblica.it ha affermato che le braccia delle imprese italiane sarebbero venute dai PAESI LOW COST e l’Italia avrebbe dovuto investire sui cervelli. Cosa significa Paesi low cost? Quali sono? Perché in quei paesi i cittadini non possono sperare in una formazione superiore? Chi decide quali paesi debbano fornire le braccia e quali le menti per il mondo del lavoro globalizzato?
Coltivare la Pace significa innanzitutto contrastare questa aberrante cultura mercantile. La pace non è soltanto assenza di guerra (dove i soldati muoiono, e i cittadini muoiono, anche con le nostre armi “intelligenti”), non è soltanto pacifismo. La pace non si esporta (tantomeno con le armi), non si impone, non si stabilisce con un patto o con un trattato. La pace è una cultura: è un modo di pensare, un modo di essere, un modo di concepire la vita anche nei piccoli gesti quotidiani. La pace è giustizia, uguaglianza di opportunità, uguaglianza di diritti e doveri. La pace è solidarietà, senso di comunità, accoglienza e valorizzazione delle diversità. La pace è condivisione e non soltanto tolleranza. Giovanni Paolo II ha detto che il difficile sentiero della pace è il solo che si adatti alla dignità umana, l’unico in grado di guidare l’umanità verso il futuro in cui equità, giustizia e solidarietà divengano realtà e non soltanto dei sogni lontani.
La pace, quest’idea di pace, è un’utopia soltanto se resta confinata nei cuori dei singoli e non diventa un sentire comune. Oscar Wilde ha scritto che il progresso non è altro che l’avverarsi delle grandi utopie. La Scienza, la Tecnologia e la Cittadinanza attiva sono fattori indispensabili per cambiare l’attuale modello di sviluppo e costruirne uno compatibile con i ritmi della Natura. La lotta alla povertà, alla fame, alla malnutrizione e alla scarsità di acqua, insieme alla garanzia dei diritti umani, sono i prerequisiti imprescindibili del processo di pace. Questo processo non può essere affidato soltanto ai governanti. Le democrazie della conoscenza necessitano di cittadini all’altezza della complessità delle moderne società, che siano in grado di comprendere le rapide trasformazioni tecnologiche, sociali, politiche ed etiche e di governarle nell’interesse di tutti.
La Scuola, l’istruzione e la formazione giocano un ruolo fondamentale nella costruzione della cultura della pace. La promozione della condivisione e la progressiva riduzione dei conflitti religiosi in nome di una società multietnica e multi confessionale sono prerequisiti determinanti. La scuola deve quindi essere principalmente una fabbrica di sapere invece che un supermercato di abilità. Per dirla con le parole di Montaigne (filosofo e pedagogista del ‘500) il mondo di oggi ha bisogni di teste ben fatte piuttosto che di teste ben piene. In particolare, l’emergenza scuola che il nostro paese attraversa non può essere ridotta ad un problema tecnico affidato a cosiddetti esperti. La centralità della Scuola va praticata e non soltanto predicata nei periodi elettorali. La Scuola è una risorsa e non un costo.
I governanti, ed i gruppi finanziari che li supportano, danno l’impressione di non aver capito la gravità della situazione e l’urgenza di soluzioni adeguate. Per disorientare l’opinione pubblica hanno inventato il partito dei catastrofisti, descritto come una lobby culturale contraria allo sviluppo. Essi non hanno capito, o fingono di non aver capito, che non c’è più tempo. Cristina vive in una delle Isole Solomon, una nazione insulare dell’Oceano Pacifico a nord est dell’Australia, che rischia di essere sommersa dall’aumento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacciai. Cristina è il paradigma vivente della distanza siderale tra politica e politici e bisogni dell’umanità. Con la forza penetrante della semplicità dei giovani, Cristina ha inviato ai “GRANDI DELLA TERRA”, che partecipavano nel 2009 alla Conferenza sul clima di Copenhagen, il seguente messaggio: "I was born in 1992. You have been negotiating all my life. You cannot tell us that you need more time".
Non c’è più tempo. Albert Einstein ha affermato che nelle democrazie la sorte dei popoli dipende dai popoli stessi e, fortunatamente, il pessimismo dei singoli si trasforma sempre nell’ottimismo dei tanti. Edgar Morin ha scritto che l’umanità deve abbandonare la fede nel progresso meccanico della storia e cercare un progresso nella volontà, nella coscienza, nell’intelligenza umana e, ancora, che la consapevolezza della non esistenza del migliore dei mondi possibili non deve farci rinunciare alla costruzione di un mondo migliore. Nicola Melone (copyright)

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