dal portale:
http://www.pupia.tv/caserta/notizie/00083.html
Lo Uttaro, la preghiera di Agnese Ginocchio
di Redazione del 10/06/2007 in Ambiente -Pupia TV***********************
La piazza del popolo della Pace
Alessia Grossi (da L' UNITA' )online
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=66648
Una bandiera su tutte sventola in questo nove giugno segnato dall'arrivo del presidente americano George W. Bush, quella arcobaleno portatrice di pace. Tutt'intorno all'obelisco al centro della piazza quella di Rifondazione comunista, quella dei Comunisti italiani, quella verde con il sole che ride, e in più il simbolo appena sbocciato della Sinistra Democratica completano la gamma di colori.
Le bandiere sono il simbolo dei partiti che hanno aderito al sit-in della pace organizzato dall'Arci, sindacati e movimenti per la pace.
Sullo sfondo del palco allestito per la festa che andrà avanti per tutta la sera fino alle 23,00 campeggia la scritta Con l'altra America, sotto solo lo striscione attaccato alle inferriate del palco ricorda che la data della manifestazione non è casuale: Fermiamo tutte le guerre di Bush.
Intorno la polizia in assetto di guerra presidia le entrate e una transenna leggera delimita i confini entro cui devono restare i manifestanti. Ma non mancano gli inconvenienti. Un gruppo di destra si inserisce con i propri striscioni tra lo stand di Rifondazione comunista e quello dei Comunisti Italiani. Nasce il primo equivoco tra manifestanti e polizia che è presto risolto con il fermo di un malcapitato giornalista.
Sono le 16.00 e alle bandiere cominciano ad aggiungersi gli striscioni. I giovani comunisti italiani attaccano: Nessuno scudo tra noi e le stelle. Il coordinamento dei comitati di Vicenza: No al Dal Molin, Vicenza città di pace, Vicenza non è una colonia Usa. Le donne incalzano: Le donne ripudiano la guerra.
Ma la piazza del popolo pacifista non è solo italiana. Ci sono i cubani chiedono la liberazione dei cinque giovani connazionali detenuti nelle carceri nordamericane.
E non ci si dimentica della Giornata globale di Azione contro i 40 anni di occupazione israeliana dei territori palestinesi. «All'ingresso alla piazza verso via del Corso, abbiamo ricreato un check-point con pistole ad acqua. Chiunque passi di lì viene bloccato» - ci dice Erasmo Palazzotto, responsabile dei Giovani Comunisti. «Abbiamo voluto inserire anche qualche contenuto in questo sit - in per la pace per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della libertà negata a chi, come i palestinesi, ogni mattina per andare a lavoro viene sottoposto a questo calvario», aggiunge.
«La piazza come tradizione, ma anche come segno di presenza di un partito che è al governo e nelle istituzioni come fuori si impegna perché il tema della pace non sia dimenticato» - spiega così la decisione di partecipare al raduno e non al corteo il responsabile della Federazione di Roma dei Comunisti Italiani Massimo Cappuccini. «Siamo contro la politica guerrafondaia di Bush, ma non contro il governo, la partecipazione al corteo ci sembrava fare una confusione tra le due cose» conclude Cappuccini.
«Se pensiamo che prima dei rifugiati politici ci sono 135 milioni di profughi ambientali e che quasi sempre le guerre nascono da problematiche ambientali come quella del petrolio o dell'acqua, si capisce perché noi ambientalisti non potevamo mancare l'occasione di questo appuntamento» chiariscono al presidio di Legambiente. «Anche perché dopo la fuga dalle proprie responsabilità da parte degli Usa al G8 che si è appena concluso non possiamo accettare che le cose continuino così». Iraq e clima, no alle guerre di Bush si legge sul loro striscione. La festa della pace ha inizio, anche se con un leggero ritardo, le strade sono chiuse e i treni bloccati, l'afflusso previsto non inizierà prima di qualche ora, si aspetta pazientemente la fine del corteo.
Pubblicato il: 09.06.07
Modificato il: 09.06.07 alle ore 19.36
FERMIAMO la GUERRA !!! No Bush ! STOP The War!!!
COMUNICATO U.S. CITIZENS FOR PEACE AND JUSTICE Roma, 09-06-2007

dimissioni al Ministro Ferrero per aver chiamato il Presidente Bush "un
guerrafondaio." Noi, invece, elogiamo il Ministro.
una delle tante manifestazioni recenti negli Stati Uniti in cui si vedono
cartelli con l'immagine di Bush e la parola "warmonger", ossia
"guerrafondaio (vedi immagine allegata). Questa foto apparirà pure nei
nostri volantini (vedi testo allegato). Non solo, ma la parola verrà
detta anche dal palco di Piazza del Popolo dalla nostra portavoce,
Stephanie Westbrook, invitata a parlare per l'occasione.
"neocon" di Bush poiché lo è dichiaratamente. Basta leggere le
pubblicazioni "neocon" per rendersi conto di una volontà esplicita a
creare un impero americano nel mondo tramite l'uso di mezzi militari
quando servono a tal fine.
segue la politica americana e sa l'ispirazione "neocon" della politica
estera di Bush.
infatti, una sua censura dell'allora Presidente del Consiglio Berlusconi
quando quest'ultimo paragonò l'Eurodeputato Schultz ad un kapò termine
volutamente offensivo, non una semplice constatazione di orientamento
politico discutibile, come nel caso di Ferrero.
dalla politica; è proprio il non chiamare le cose con il loro nome.
L'on. Casini vorrebbe imporre un linguaggio stucchevole ed ipocrita al
ministro Ferrero? Noi, invece, siamo lieti di sentire finalmente un
politico che parli chiaro.
U.S. Citizens for Peace and Justice ; Rome
http://www.peaceandjustice.it/
info@peaceandjustice.it
email: patrick@boylan.it
telefoni: 06-491973, 328-0695861
posta: via dei Vestini 12, 00185 Roma.
sito: http://www.boylan.it/
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"Bush ci ha intrappolati in una guerra senza fine".Sent: Saturday, June 09, 2007 6:22 PM
"Bush ci ha intrappolati in una guerra senza fine"(Fonte Il Manifesto)
Parla Logan Laituri, il reduce dall'Iraq oggi in piazza a Roma.Irene Alison.
Roma Nella sua cassetta delle lettere, in California, forse c'è già una
cartolina che lo aspetta. "Potrebbero richiamarmi al fronte da un momento
all'altro". Logan Laituri ha 25 anni, non porta più l'uniforme, ma è ancora
ufficialmente un soldato.Dopo un anno a Kirkuk, nel 2002, ha deciso "di non voler ammazzare nessuno"ed è diventato obiettore di coscienza. Oggi è a Roma per spiegare, alla folla anti-Bush riunita a piazza Navona, le ragioni degli Iraq veterans against the war: ritiro immediato delle truppe e supporto alla ricostruzione .
Che cosa rispondete all'obiezione di Bush, secondo cui il ritiro
provocherebbe un'escalation della guerra civile? L'occupazione è una delle principali cause dell'instabilità in Iraq e delle centinaia di morti da entrambe le parti.
Con un ritiro immediato è probabile una momentanea escalation , ma più
restiamo lì più rimandiamo il momento in cui la violenza comincerà a
scemare. La vera preoccupazione di Bush, comunque, non è la stabilità dell'Iraq ma è
che per lui il ritiro è un'ammissione di sconfitta.
Quali potrebbero essere le tappe di una exit strategy?
Il problema principale non è "quale strategia adottare", ma "adottare una
strategia". Non possiamo solo rimandare il problema dicendo che il ritiro
porterebbe il caos, perché il caos c'è già. Rispediamo in America soldati
morti o feriti a una velocità tale che non possiamo rimpiazzarli.
Tutti gli altri paesi hanno intrapreso un processo di ritiro, mentre qual è
la strategia di Bush? Aumetare ancora le truppe...
Che pensate della scelta dei democratici al Congresso di rinunciare a
fissare la data del ritiro in cambio del sostegno repubblicano su alcune
misure sociali? Non sono ragioni sufficienti a giustificare la rinuncia sul ritiro.
I soldi sprecati per questa guerra assurda influenzano le condizioni di vita
degli americani. Abbiamo 5,8 miliardi di dollari al mese di spese belliche e meno del 5% del
budget per le politiche sociali. È preoccupante: il modo in cui spendiamo i nostri soldi riflette quello che siamo e il nostro senso morale.
Dalle inchieste sul fronte, i soldati Usa appaiono ormai molto demotivati..
Obiezioni di coscienza e diserzioni sono aumentate di pari passo con il
numero delle chiamate al fronte, cresciuto in maniera esponenziale.
Il dissenso però non sempre trova modo di manifestarsi: un soldato che vuole
lasciare l'esercito o anche solo chiedere la consulenza di uno psicologo o
di un avvocato è ostacolato in ogni modo.
Quali erano i vostri rapporti con i soldati iracheni?
Non c'è mai stata una grande fiducia nell'esercito iracheno, già quando ero
al fronte avevamo il sospetto che alcuni sostenessero le azioni dei ribelli,
e gli ultimi avvenimenti hanno solo aumentato questa diffidenza.
Durante il training delle truppe irachene, al poligono di tiro, avevamo
sempre paura di finire nel loro mirino.
Temevamo che ci colpissero, un po' perché non sapevano sparare, e un po'
perché sospettavamo che volessero ammazzarci.
Che rapporti avevate con i civili, e quanto la eventualità di ucciderli era
considerata inevitabile? In guerra dire che qualcosa è "inevitabile" diventa giustificazione per
tutto. I soldati sono disposti a fare qualsiasi cosa per tornare a casa: dimmi chi
devo ammazzare e lo farò. Le atrocità di alcuni soldati sono il frutto dell'
affidamento in un sistema fondato sulla violenza.
L'esercito è composto da volontari.
Ma quanto incidono sulla libera scelta le promesse di guadagno con cui
vengono reclutati i giovani più poveri?
Quando uno ti punta una pistola alla testa e ti dice "o ti ammazzi da solo o
ti ammazzo io", c'è libertà di scelta? L'80% degli arruolati viveva in
povertà prima di entrare nell'esercito e proveniva dalle comunità a basso
reddito dei centri urbani. Io faccio parte del 20% di fortunati, mi sono arruolato per pagarmi le spese del college, ma quando l'ho fatto mi sentivo rappresentato
dall'amministrazion
la reputazione degli americani.
Quanto ha contato, nel sostegno alla guerra, la convinzione degli americani
dell' "esportabilità
L'introduzione forzata della democrazia in Iraq ha solo incrementato lo
scontro tra sunniti e sciiti: ognuno guarda l'altro come un potenziale
usurpatore. Ma prima della democrazia, la preoccupazione degli americani è che il
proprio figlio non torni a casa in una bara. Il 63% è ormai contrario alla guerra, hanno bisogno di qualcuno che incarni questo dissenso.
Magari Barak Obama può farlo. Io spero solo che la prossima non sia un'altra elezione inutile, con un altro presidente qualunque.
E che l'Iraq non sia solo un altro Vietnam.Il manifesto
comprendere senza agire e' non comprendere
FERMIAMO LA GUERRA. STOP THE WAR !!!
( file musicale) http://www.agneseginocchio.it/mp3/fermiamo%20la%20guerra.mp3
Il Collecini di San Leucio(Caserta) nominata PRIMA "Scuola Ambasciatrice di Pace"
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assopace.nazionale@assopace.org
http://www.assopace.org/.
Leggi e ascolta :" FERMIAMO la GUERRA " (Canzone di impegno per la Pace della cantautrice internazionale per la Pace Agnese Ginocchio, dedicata alla Giornata mondiale della Pace, contro tutte le guerre globali e le guerre di mafia nel mondo)
( file musicale) http://www.agneseginocchio.it/mp3/fermiamo%20la%20guerra.mp3



