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giovedì 14 ottobre 2010

Caserta- "Non chiamatele missioni di Pace", il brano che si rifà all'appello: "Guerra in Afghanistan, Missione di Pace?"

Caserta- All'appelo lanciato il 4 ottobre 2010 dai Testimoni di Pace del nostro tempo, quali: il vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, il padre missionario comboniano Alex Zanotelli e tanti altri, e che porta il titolo: "Guerra in Afghanistan, Missione di Pace?" (per leggerlo e per inviare la propria adesione collegarsi al sito: http://www.ildialogo.org/ ), segue anche un forte messaggio in musica, parole e immagini per la Pace, composto dalla Cantautrice per la Pace Agnese Ginocchio, il cui titolo é: "Non chiamatele: Missioni di Pace" . Il brano, é stato ispirato e si rifà proprio al significato del messaggio contenuto nell' Appello lanciato dal Vescovo Nogaro, padre Zanotelli e tanti altri, é possibile ascoltarlo e visualizzarlo con il video che lo accompagna a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=xs62Xa0IabE  .


Agnese Ginocchio, per il suo costante impegno di "Artista impegnata" ed in particolare di "Cantautrice per la Pace" é stata premiata più volte. A breve riceverà un altro importantissimo riconoscimento proprio in merito al suo instancabile impegno per la Pace ed in particolare per l' impegno di "Cantautrice per la Pace". Impegnarsi per la Pace, richiede coraggio, determinazione e missione. Ed é proprio con l' appellativo di "Missionaria di Pace", che il Vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, ha voluto rappresentare ed incorniciare questa piccola e grande "Donna", figlia di una Terra del sud, assediata dalle infinite emergenze quali: camorra, rifiuti, indifferenza, omertà, precarietà.(Comunicato stampa)

venerdì 25 aprile 2008

Caserta- “Responsabilità” Vescovo Raffaele Nogaro condanna i clan e la Camorra in Campania: Nega ogni forma di amore del prossimo


Intervento del vescovo di Caserta Raffaele Nogaro (nella foto, autore Andrea Pioltini fotoreporter) sulla presenza della Camorra nel Casertano e in Campania.

CASERTA - (Di Raffaele Nogaro Vescovo) La camorra, in Campania, impedisce le riforme strutturali, indispensabili per organizzare la speranza del futuro. Procura le dimissioni di ogni imprenditoria intelligente e produttiva.Una politica che crei progetti, stabilisca obiettivi, dia la spinta alla soluzione dei problemi è impensabile. E le dirigenze di ogni tipo confondono facilmente il bene comune con l’interesse privato. Il degrado, il sottosviluppo e la disoccupazione fanno sì che l’emigrazione dei giovani volenterosi sia enorme. I talenti migliori salgono al Nord, privando le nostre terre di quella propulsività, fatta di promozione e di progresso. Ritengo che, in particolare nel Meridione, la Chiesa deve esercitare la sua forza istitutrice di etica e di civiltà. Purtroppo, l’esempio fulgido di un don Peppe Diana, che viene ucciso dopo quel documento salutare: “Per amore del mio popolo non tacerò“, rimane ancora controllato e isolato. Le gerarchie ecclesiastiche sono molto preoccupate di difendersi dai nemici “ideologici”: massoni, comunisti, laicisti di ogni genere, e sottovalutano l’inquinamento morale e civile causato dai poteri illegali. I camorristi, che pure sradicano il Vangelo dal cuore della nostra gente, negando ogni forma di amore del prossimo, diventano facilmente i promotori delle iniziative della ritualità religiose e della collettività. Proteggono un certo ordine stabilito, e quindi vengono corteggiati dalle istituzioni. E per un falso amore di pace, la Chiesa tace. La Chiesa non è mai autoreferenziale. E’ eminentemente servizio del Popolo di Dio. E deve anteporre i bisogni della gente alla propria affermazione. Ora, se si mettono da parte le possibili, contrastanti valutazioni personali, un dato si impone comunque nella sua oggettività: la storia della Campania, come la sua cronaca contemporanea, non si spiega senza tenere nel debito conto l’influenza della Chiesa. Si osserva quindi che le espressioni religiose, soprattutto quelle enfatiche, e la camorra non sono due fenomeni indipendenti. Fortunatamente non si arriva mai alla complicità. Non si può tuttavia rimanere in disparte, scaricando la realtà criminale alla competenza dello Stato. L’esercizio del potere nel mondo della camorra si prefigge l’infiltrazione nelle istituzioni per gestirle in maniera privatistica e clientelare. E se la camorra diventa mentalità di popolo, il messaggio d’amore di Cristo non può avere vita. Per cominciare, nelle parrocchie si devono superare supporti che possono configurarsi come camorristi: gli atteggiamenti autoritari, la violenza di un potere costituito, la precettistica morale imposta come inquisizione delle coscienze, la mancanza di democrazia nella gestione comunitaria, gli accordi unidirezionali che producono i gruppi fra loro conflittuali.La Chiesa, è di tutti, ed è essenziale che si mantenga libera dal potere politico e di casta, e lasci trasparire lo stile di un servizio incondizionato all’uomo, “senza preferenza di persone” o di categorie sociali (Raffaele Nogaro+) .

(Inviato dalla vicepresidente dell’ Azione Cattolica diocesi Caserta Lucia Villano)