Visualizzazione post con etichetta vescovo nogaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vescovo nogaro. Mostra tutti i post

martedì 12 ottobre 2010

Invito a diffondere e ad aderire all'appello "Guerra in Afghanistan: Missione di Pace?"

Appello  lanciato e firmato da padre Zanotelli, Vescovo Nogaro (nella foto, autore Andrea Pioltini, fotoreporter)  e tantissimi  altri. Per aderire inviare email a: redazione@ildialogo.org

Diffondete ampiamente ed aderite all'Appello:

"GUERRA IN AFGHANISTAN: MISSIONE DI PACE ?"
4 ottobre 2010 – Festa di s. Francesco D’Assisi


"Stiamo entrando nel decimo anniversario della guerra contro l’Afghanistan: è un momento importante per porci una serie di domande. In quel lontano e tragico 7 ottobre 2001 il governo USA , appoggiato dalla Coalizione Internazionale contro il terrorismo, ha lanciato un attacco aereo contro l’Afghanistan. Questa guerra continua nel silenzio e nell’ indifferenza, nonostante l’infinita processione di poco meno di 2.000 bare dei nostri soldati morti. Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla “missione di pace”. Si parla di 40.000 morti afghani(militari e civili), e il meccanismo di odio che si è scatenato non ha niente a che vedere con la pace. Come si può chiamare pace e desiderare la pace, se con una mano diciamo di volere offrire aiuti e liberazione e con l’altra impugniamo le armi e uccidiamo? La guerra in Afghanistan ha trovato in Italia in questi quasi 10 anni unanime consenso da parte di tutti i partiti – soprattutto quando erano nella maggioranza – e di tutti i governi. Rileggere le dichiarazioni di voto in occasione dei ricorrenti finanziamenti della “missione” rivela – oltre devastanti luoghi comuni e diffuso retorico patriottismo – un’ unanimità che il nostro Parlamento non conosce su nessun argomento e problema. Perché solo la guerra trova la politica italiana tutta d’accordo? Chi ispira questo patriottismo guerrafondaio che rigetta l’articolo 11 della nostra Costituzione? L’elenco degli strumenti di morte utilizzati è tanto lungo quanto quello dei cosiddetti “danni collaterali” cioè 10.000 civili, innocenti ed estranei alla stessa guerriglia, uccisi per errore. Ma la guerra non fa errori, poiché è fatta per uccidere e basta. Noi vogliamo rompere le mistificazioni, le complicità e le false notizie di guerra che condannano i cittadini alla disinformazione, che orientano l’opinione pubblica a giustificare la guerra e a considerare questa guerra in Afghanistan come inevitabile e buona. La guerra in Iraq, i suoi orrori e la sua ufficiale conclusione hanno confermato negli ultimi giorni la totale inutilità di queste ‘missioni di morte’. Le sevizie compiute nel carcere di Abu Ghraib e in quello di Guantanamo, i bombardamenti al fosforo della città di Falluja nella infame operazione Phantom Fury non hanno costruito certo né pace né democrazia, ma hanno moltiplicato in Iraq il rancore e la vendetta. Altrimenti perché sono orami centinaia i soldati degli Stati Uniti, del Canada e del Regno Unito che si suicidano, dopo essere tornati dall’ Iraq e dall’ Afghanistan? Cosa tormenta la coscienza e la memoria di questi veterani? Cosa hanno visto e cosa hanno fatto che non possono più dimenticare? Dall’inizio della guerra in Afghanistan ci sono più morti fra i soldati tornati a casa che tra quelli al fronte: si susseguono i suicidi dei veterani negli USA. Tutto il XX secolo ha visto la nostra nazione impegnata a combattere guerre micidiali ed inutili nelle quali i cattolici hanno offerto un decisivo sostegno ideologico. Ancora troppo peso grava sulla coscienza dei cattolici italiani per avere esaltato, pregato e partecipato alla I guerra mondiale e tanto più ancora all’omicida guerra coloniale in Abissinia. “Ci presentavano l’Impero come gloria della patria!- scriveva Don Milani nella celebre lettera ai giudici.-L’obbedienza non è più una virtù. Avevo 13 anni. Mi pare oggi. Saltavo di gioia per l’Impero. I nostri maestri si erano dimenticati di dirci che gli Etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini, mentre loro non ci avevano fatto proprio nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non lo so, preparava gli orrori di tre anni dopo… E dopo essere stato così volgarmente mistificato dai miei maestri….vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale, ma anche civico, di demistificare tutto?” Forse conoscere la storia dei tanti eccidi criminali compiuti dai militari, dagli industriali, dai servizi segreti nella nostra storia contemporanea aiuterà i giovani a formarsi una coscienza politica e un senso critico. Tanto da renderli immuni dalla propaganda che vuole soltanto carpire consenso e impegnarli in imprese di morte come la guerra in Afghanistan, nella quale facciamo parte di una coalizione che applica sistematicamente la tortura - come nel carcere di Bagram e nelle prigioni clandestine delle basi Nato – e le esecuzioni sommarie. Chi dunque ha voluto e vuole questa guerra afghana che ci costa quasi 2 milioni di euro al giorno? Chi decide di spendere oltre 600 milioni di euro in un anno per mantenere in Afghanistan 3300 soldati, sostenuti da 750 mezzi terrestri e 30 veicoli? Come facciamo tra poco ad aggiungere al nostro contingente altri 700 militari? Quante scuole e ospedali si potrebbero costruire? Chi sono i fabbricanti italiani di morte e di mutilazioni che vendono le armi per fare questa guerra? Chi sono gli ex generali italiani che sono ai vertici di queste industrie? Che pressioni fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’arma? Quanto lucrano su queste guerre la Finmeccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto Melara, l’Alenia Aeronautica e le banche che le finanziano? E come fanno tante associazioni cattoliche ad accettare da queste industrie e da queste banche elargizioni e benefici? Può una nazione come l’Italia che per presunte carenze economiche riduce i posti letto negli ospedali, blocca gli stipendi, tiene i carcerati in condizioni abominevoli e inumane, licenzia gli insegnanti, aumenta gli studenti per classe fino al numero di 35, riduce le ore di scuola, accetta senza scomporsi che una parte sempre più grande di cittadini viva nell’indigenza e nella povertà, impegnare in armamenti e sistemi d’arma decine di miliardi di euro? A cosa serviranno per il nostro benessere e per la pace i cacciabombardieri JSF che ci costano 14 miliardi di euro (quanto ricostruire tutto l’ Abruzzo terremotato)? E le navi FREM da 5,7 miliardi di euro? E la portaerei Cavour – costata quasi 1,5 miliardi e per il cui esercizio sprechiamo in media circa 150.000 euro al giorno – come contribuirà a costruire la pace? E come è possibile che il Parlamento abbia stanziato 24 miliardi di euro per la difesa nel bilancio 2010? Chi sottoscrive questo appello vuole soltanto che in Italia si risponda a queste domande. Rispondano i presidenti del Consiglio di questi ultimi 10 anni, i ministri della difesa e tutti parlamentari che hanno approvato i finanziamenti a questa guerra. Dicano con franchezza che questa guerra si combatte perché l’Afghanistan è un nodo strategico per il controllo delle energie, per il profitto di alcuni gruppi industriali italiani, per una egemonia economica internazionale, per una volontà di potenza che rappresenta un neocolonialismo mascherato da intenti umanitari e democratici, poiché questi non si possono mai affermare con armi e violenza. Facciamo nostre le parole profetiche di una grande donna indiana Arundathi Roy, scritte in quel tragico 7 ottobre 2001: “Il bombardamento dell’Afghanistan non è una vendetta per New York e Washington. E’ l’ennesimo atto di terrorismo contro il popolo del mondo. Ogni persona innocente che viene uccisa deve essere aggiunta, e non sottratta, all’ orrendo bilancio di civili morti a New York e Washington. La gente raramente vince le guerre, i governi raramente le perdono. La gente viene uccisa. I governi si trasformano e si ricompongono come teste di idra. Usano la bandiera prima per cellofanare la mente della gente e soffocare il pensiero e poi, come sudario cerimoniale, per avvolgere i cadaveri straziati dei loro morti volenterosi“.

Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta;
P. Alex Zanotelli, P. Domenico Guarino - Missionari Comboniani- Sanità, Napoli;
Suor Elisabetta Pompeo; Suor Daniela Serafin; Suor Anna Insonia –
Missionarie Comboniane Torre Annunziata;
Suor Rita Giaretta; Suor Silvana Mutti; Suor Maria Coccia; Suor Lorenza Dal Santo -ComunitàRut- Suore Orsoline;
P.Mario Pistoleri; P.Pierangelo Marchi; Padre Giorgio Ghezzi – Sacramentini – Caserta;
P.Antonio Bonato - missionari Comboniani – Castelvolturno (Caserta);
Don Giorgio Pisano – Diocesano – Portici (Napoli);

-Aderisci all’appello e invia adesione via email a: redazione@ildialogo.org

-A questo link si possono visualizzare tutte le adesioni pervenute all'Appello(e che stanno pervenendo..):
http://www.ildialogo.org/LeggiAdesioni.php?doc=GUERRAAFGHANISTANMISSIONEPACE

Note: Didascalia video: Questo Video che accompagna il canto d'impegno per la Pace di Agnese Ginocchio (registrato in maniera semplice voce e chitarra dall'autrice) ha lo scopo di indurre a riflettere su un tema che dai media viene continuamente censurato quello delle codissette missioni di Pace, che tutto sono tranne che essere missioni di Pace. La Pace é frutto di Giustizia, di Dialogo, di Nonviolenza, la Pace é il frutto dell' Amore e del rispetto per il prossimo. La Pace non può essere portata con bombe e armi di morte fra le mani. Questo brano é stato composto nel giorno (12 Ottobre 2010) in cui si sono celebrati gli ennesimi funerali delle 5 vittime militari italiane cadute nell'attentato in Afghanistan.  Il brano é stato ispirato dalla lettera dell' Appello dal titolo:" Guerra in Afghanistan: Missione di Pace?" firmato e lanciato il 4 Ottobre 2010, giorno in cui ricorre la festa di S. Francesco D'Assisi, Testimoine e strumento della Pace e del Dialogo. L' appello, a cui si chiede a tutte le persone sensibili e di buona volontà di aderire, é stato lanciato dai grandi Testimoni di Pace del nostro tempo, fra questi il Vescovo emerito di Caserta mons. Raffaele Nogaro ed il padre missionario comboniano Alex Zanotelli e tanti altri...
"Pubblicato il giorno 13 Ottobre 2010 Anniversario ultima apparizione N.S. di Fatima, Regina della Pace" By: Agnese Ginocchio-cantautrice e Testimonial per la Pace http://www.agneseginocchio.it/
"Movimento Internazionale per la Pace "
*************

Caserta- Corteo di oltre 2000 persone alla Manifestazione “Diamo Soggiorno ai Diritti”, sciopero dei Migranti contro il caporalato

Caserta- Dopo la giornata di manifestazione di venerdi 8 Ottobre a Castelvolturno, durante la quale gli immigrati si sono posizionati alle rotonde e ai bordi delle strada per chiedere più dignità e un salario adeguato, Sabato 9 a Caserta si è svolta una manifestazione alla quale hanno partecipato oltre duemila persone (vedi foto, autore Andrea Pioltini fotoreporter). Hanno fatto sentire la loro voce stanchi ed esasperati da una condizione che li rende schiavi, la maggior parte di loro sono senza permesso di soggiorno e costretti a lavorare in nero. Al corteo, che ha sfilato in città, ha partecipato anche il primo cittadino, il sindaco Nicodemo Petteruti, che ha commentato positivamente la manifestazione : "Tutto questo testimonia la crescita degli immigrati, la capacità di partecipazione alla vita associativa e, quindi, della rivendicazione dei loro diritti non solo per ragioni umanitarie ma anche per la capacità civica acquisita". La loro protesta, che, come si diceva é iniziata da venerdi, é stata organizzata dal "Movimento antirazzista e dal Movimento migranti e rifugiati della Campania", e ha avuto lo scopo di portare alla luce del sole il problema del lavoro al fine di poterlo contrastare e sconfiggere così il cosiddetto "mercato delle braccia" portato avanti dai caporali. Venerdi 8 Ottobre si é svolto il primo sciopero contro lo sfruttamento dei 'caporali'. I lavoratori stagionali hanno pacificamente occupato 16 rotonde stradali tra Napoli e Caserta per rivendicare diritti e dignità. "Ieri i padroni, i padroncini e i caporali hanno scoperto che non possono contare su schiavi o bestie da lavoro, ma hanno di fronte persone e lavoratori che hanno diritti e che sanno anche difenderseli e conquistarli con la lotta". Così si è espressa Mimma D'Amico, uno dei coordinatori del Centro Sociale 'Ex canapificio', parlando a Caserta con i giornalisti durante la manifestazione". Ieri"- ha aggiunto - " sono scesi in piazza nel Napoletano e in Campania gli immigrati che hanno occupato pacificamente le 'rotonde stradali di Baia Verde, Villa Literno, Casal di Principe nel casertano, Giugliano, Qualiano, Pianura, Afragola e Scampia dove ogni giorno vengono arruolati dai caporali. Si tratta delle località dove al mattino si svolge il 'mercato delle braccia" . Al corteo, partito dalla stazione ferroviaria di Caserta, oltre al sindaco della città, Nicodemo Petteruti, hanno aderito e partecipato esponenti delle associazioni antirazziste, del volontariato e rappresentanti sindacali, tra questi i padri sacramentini di Caserta; Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo emerito di Caserta; Scout Caserta; Renato Natale, Ass. Jerry Masslo; Adriana D'Amico, già assessore del comune di Caserta alle politiche sociali e immigrazione; Enrico Milani, ex assessore provinciale; Giuseppe Stellato, consigliere provinciale; Movimento Speranza provinciale; Coordinamento provinciale acqua pubblica; Gennaro Castaldo, Aido provinciale e Asso.vo.ce; Mimmo Pascarella, CGIL Caserta; Emiliano Di Marco, Assopace Na e Coordinamento Migranti Campania; padre Alex Zanotelli missionario comboniano; Giuseppe Messina, Legambiente Caserta; Agnese Ginocchio, Movimento per la Pace prov. Caserta; Don Vitaliano Della Sala; Francesco Caruso e tanti altri. Secondo una prima stima, oltre duemila persone, in massima parte immigrati giunti in treno ed in pullman in prevalenza da Castel Volturno, da altre località del Casertano ed anche del Napoletano. I manifestanti hanno sfilato per le strade del centro storico e raggiunto piazza Vanvitellidove una delegazione é stata ricevuta in prefettura. (Articolo a cura dei nostri inviati redaz. cronaca Caserta)

Segue appello Manifestazione.

‎"DIAMO SOGGIORNO AI DIRITTI".

Settimana di mobilitazione per i diritti delle e dei migranti

L’attacco ai diritti e alla dignità dei migranti, che ha conosciuto la sua pagina più oscura nelle giornate di Rosarno, continua. Il progetto di aprire altri CIE, gli sgomberi e le deportazioni senza alternative dei Rom e Sinti so...no solo alcuni esempi della cronaca di questi giorni di un ulteriore imbarbarimento causato da scelte politiche che considerano i migranti solo come manodopera a buon mercato. L’attacco ai diritti dei migranti è un aspetto dell’attacco ai diritti di tutti. La crisi è in questo senso il terreno sul quale insieme, migranti e non, possiamo costruire un nuovo orizzonte di lotta, contro la precarietà, per i diritti dei migranti e di tutti. Per farlo, abbiamo bisogno di guardare alla specificità della condizione dei migranti, alla brutale violenza che caratterizza il governo dei loro corpi e delle loro vite, per costruire una nuova presa di parola collettiva, politica, culturale e sociale, che partendo dall’universalità del diritto rivendica il diritto di voto amministrativo, la cittadinanza basata sullo ius soli per i cittadini migranti, il permesso di soggiorno per uscire dalla clandestinità forzata. Per questo daremo vita ad una settimana di mobilitazioni contro lo sfruttamento, il razzimo e la camorra per la regolarizzazione e i diritti così articolata: 8 Ottobre Sciopero dei migranti “Stop Sfruttamento, Diritti e Dignità”– Blocco delle rotonde contro lo sfruttamento e il caporalato. Tra Caserta e Napoli in tante rotonde i lavoratori immigrati rifiuteranno di lavorare per meno di 50 €; 9 Ottobre a Caserta Corteo contro il razzismo, lo sfruttamento e le camorre a Castel Volturno per il permesso di soggiorno e i diritti di cittadinanza. La mobilitazione proseguirà a Roma il 14 e del 15 ottobre, quando daremo vita ad un presidio davanti al Ministero dell’Interno insieme a quanti in tante parti di Italia hanno lottato e aperto vertenze, lanceremo un ponte verso le mobilitazioni contro la precarietà e per i diritti che si svolgeranno in quei giorni, a partire dal corteo contro la crisi indetto dalla Fiom il 16 ottobre che si propone come spazio pubblico comune e quindi come occasione per rimetterci in cammino in tanti, uniti contro la crisi.

Contrastare lo sfruttamento del lavoro nero, con il recepimento della Direttiva Europea 52, applicare ed estendere l’articolo 18 del Testo Unico anche a chi denuncia di essere stato costretto all’irregolarità del lavoro, ma anche e soprattutto mettere in campo un percorso permanente di emersione che, oltre a dare la possibilità a chi è stato truffato nel corso dell’ultima sanatoria di ottenere il permesso di soggiorno, offra una uscita generalizzata dalla schiavitù e dallo sfruttamento per centinaia di migliaia di migranti ancora oggi costretti alla clandestinità. Prorogare la durata del permesso di soggiorno, garantire il permesso a chi oggi ha perso il lavoro e fatica a trovarne uno nuovo senza che incomba la minaccia di espulsione. Queste sono alcune delle rivendicazioni che porteremo alle istituzioni locali e direttamente al Ministero dell’Interno il 15 ottobre a Roma. In queste mobilitazioni vogliamo costruire una forte iniziativa sociale che veda studenti, precari, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini italiani e migranti, rispondere insieme a chi sta utilizzando la crisi per annullare le conquiste sociali e riportare la società a un passato in cui vale solo la legge del più forte.

Coordinamento antirazzista di Caserta

Svoltasi con successo a Caserta Manifestazione contro i Tagli e le pluriclassi nei piccoli comuni di montagna del Matese


Piedimonte Matese(Ce)- Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione pubblica (vedi foto, cliccare su ciascuna immagine per ingrandire. Il reportage foto e video, appena pubblicato, é a cura del nostro portale. Nel video si possono ascoltare gli interventi dei Sindaci del territorio del Matese: Valle Agricola, Letino, S. Gregorio Matese, Fontegreca.., del presidente della Comunità Montana del Matese Pepe, del Parco regionale del Matese Falco, del delegato nazionale Giovane Italia Boggia, di Legambiente Matese e Caserta, del Vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro e dei rappresentanti dei comitati genitori in difesa della Scuola. All’interno del video seguono tutte le didascalie, nomi etc.), organizzata dai Comuni di Letino, Gallo Matese, Valle Agricola, San Gregorio Matese e Fontegreca, tenutasi ieri mattina a Caserta, per richiamare l’attenzione delle autorità sulle gravi conseguenze che la riorganizzazione della rete scolastica, prevista dal D.P.R. 81/2009, nonché la mancata applicazione delle deroghe espressamente previste dal medesimo D.P.R. per i comuni montani, potranno avere per i comuni del Matese. Il corteo di manifestanti partito dall’ingresso della Reggia vanvitelliana si è snodato lungo Viale Giulio Douhet, proseguimento per Corso Trieste dove ha fatto una breve sosta davanti alla Sede dell’Amministrazione Provinciale di Caserta e poi ha svoltato su Via Cristoforo Colombo proseguendo per Via Giovanni Patturelli fino Via Annibale Ceccano con arrivo all’Ufficio Scolastico Provinciale. Alla manifestazione, che ha ricevuto l’adesione di Legambiente, del Movimento Speranza Provinciale e di altre associazioni, hanno preso parte tra gli altri S.E. Mons. Raffaele Nogaro Vescovo emerito di Caserta, che ha portato un importante contributo alla manifestazione, il Presidente della Comunità Montana del Matese Fabrizio Pepe, Il Presidente del Parco Regionale del Matese Pino Falco, il consigliere provinciale Stefano Giaquinto, Andrea Boggia, dirigente nazionale della “Giovane Italia”, la Testimonial per la Pace Agnese Ginocchio, i sindaci e rappresentanti di tutti i 17 comuni della Comunità Montana del Matese insieme ai comitati dei genitori e degli insegnanti costituitisi per la difesa delle scuole nei piccoli comuni del Matese. Presenti inoltra alcune istituzioni della provincia di Caserta: Enrico Milani, ex assessore provinciale; Adriana D’Amico, ex assessore del Comune di Caserta e rappresentanti di alcuni sindacati. Arrivati presso il C.S.A. una delegazione dei manifestanti composta dai Sindaci dei comuni interessati, dal consigliere provinciale Stefano Giaquinto e dai rappresentanti degli enti territoriali è stata ricevuta dal Dirigente Provinciale Vincenzo Di Matteo che manifestando la propria disponibilità ha fissato un incontro nel pomeriggio a Napoli dal Dirigente Regionale per risolvere il problema. Nel pomeriggio la delegazione trattante si è trasferita a Napoli dove ha svolto un incontro fino a tarda sera con il Dirigente Regionale per analizzare le problematiche delle scuole di montagna del Matese, conclusosi con la promessa che le varie richieste saranno analizzate e valutate singolarmente. Le popolazioni del Matese chiedono che venga rispettata l’applicazione del D.P.R. 81/2009 in merito al confronto con gli enti locali, finora del tutto inesistente, ed alle deroghe sul numero minimo di alunni per classe previsto per i piccoli paesi montani che possono essere anche meno di dieci al posto delle improponibili pluriclassi e/o triclassi. Chiedono inoltre la nomina di insegnanti stabili che diano garanzia di continuità didattica pluriennale con l’ obbligo per gli insegnanti nominati nelle scuole di montagna a rimanere in loco almeno tre anni. Per rilanciare le scuole di montagna necessita uno stanziamento immediato di risorse per il funzionamento scolastico ordinario adeguato alle necessità e stanziamenti straordinari per il potenziamento di laboratori, servizi e progetti mirati ad attenuare i disagi ambientali. (Articolo a cura del giornalista matesino Pietro Rossi)

Segue:
“Volantino su motivazioni e richieste” Per una scuola “all’ALTEZZA” dei nostri Comuni

E’ vero, i nostri sono piccoli Comuni, ma non vogliamo una scuola ancora più piccola. Non chiediamo la luna, ma solamente che vengano accolte quattro piccole richieste:
1) Rispetto puntuale e piena applicazione del D.P.R. 81/2009 in merito al confronto con gli enti locali (finora del tutto inesistente) ed alle deroghe sul numero minimo di alunni per classe previsto per i piccoli paesi montani (che possono essere anche meno di dieci al posto delle improponibili pluriclassi e/o triclassi);
2) Nomina immediata di insegnanti stabili e garanzia di continuità didattica pluriennale (se le scuole aprono a Settembre l’Ufficio Scolastico Provinciale di Caserta deve garantire per la data di apertura, così come normalmente succede in tutte le altre Province Italiane, le nomine di tutti gli insegnanti);
3) Obbligo per gli insegnanti nominati nelle scuole di montagna a rimanere in loco almeno tre anni;
4) Stanziamento immediato di risorse per il funzionamento scolastico ordinario adeguato alle necessità e stanziamenti straordinari per il potenziamento di laboratori, servizi e progetti mirati ad attenuare i disagi ambientali. In nome della razionalizzazione e della lotta agli sprechi, non si può mettere a rischio il destino di tante piccole comunità che rischiano di scomparire unitamente alle loro identità, alle loro culture, alle loro tradizioni.
Il Matese dona tanto ossigeno … ma gliene tolgono sempre di più

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”